"Il canto d'amore e di morte dell'Alfiere", tratto da un racconto che Rilke compose nel 1899 -"dono inatteso di una sola notte…"- rimette in scena uno spettacolo di Lisi Natoli, per ricordarlo e rendergli omaggio.
La limpidezza del racconto e della bella traduzione multilingue di Natoli, rendono possibile un nuovo allestimento in forma di concerto, ricco di partiture vocali e improvvisazioni.
La guerra di Leopoldo I d'Asburgo e dell'Impero austroungarico contro i Turchi, dove la cristianità e l'identità europea si sono edificate sulle rovine di altri popoli e di altre culture, è vista da Rilke attraverso lo sguardo di un giovanissimo Alfiere. Lunghe giornate di marce e cavalcate per le distese d'Ungheria, nella polvere del deserto, tra bivacchi, e canti intorno ai fuochi, incroci di grida e di lingue, fratellanze improvvise, nostalgie, desideri d'amore, e cadaveri lungo la strada, ad ogni passo. Un viaggio selvatico e notturno, intrapreso non per andare ma per ritornare, ad una terra, una madre, un amore.
Un rito d'iniziazione alla vita per l'adolescente Christoph, che la guerra, come ogni guerra, muta in rito di morte, dissipando assieme la sua vita, l'amore appena conosciuto e l'innocenza.
Eppure, una strana gioia pervade il canto e svela quel che Rilke amava del suo Alfiere "…un movimento, qualcosa di una felicità non versata e da non versare". Perché anche la morte è un ritornare, ad un'infanzia "impietrata", condizione incantata, fermata per sempre e recisa da ogni futuro. Le sciabole mortali cha calano su di lui sono allora per l'Alfiere "una festa…un ridente gioco d'acqua…colori estivi…giardini".
Lisa Ferlazzo Natoli
dalle note di regia di Lisi Natoli