Gruppo Abeliano

Preferirei di no

di
Antonia Brancati
con
Tina Tempesta
e
Rossella Giugliano
regia di
Clarizio Di Ciaula

TERESA: La realtà è sempre così fastidiosamente lampante, basta fermarsi un attimo a pensare.
DIANA: Oggi nessuno ha tempo di fermarsi a parlare.
TERESA: Io ho tutto il tempo della mia vita.

In queste poche battute già si racchiude il senso del conflitto che separa Teresa, la madre, e Diana, la figlia, due donne separate da 20 anni che si reincontrano per una scelta obbligata della figlia, l'incontro è conflittuale, teso fra due modi di intendere l'essere femmina, tra due visioni morali e politiche dell'esistenza. Il maschio padre/marito è assente ma continuamente evocato, rivissuto, fantasmato. Non c'è ombra di femminismo in questo testo né compiaciuta autocommiserazione. C'è un lucido, teso conflitto dalle venature autoironiche a volta, a volta drammatiche.
Da un lato un moralismo talora feroce e manicheo teso al sconfinamento in un esilio da torre d'avorio, dall'altro un arrembante, teso impegno non scevro da compromissioni imbarazzanti.
L'incontro fra le due donne sembra impossibile, ma forse è solo rimandato ad un altro luogo, ad un altro tempo e la soluzione finale rimane ambigua, tesa fra un difficile altruismo della madre e una codarda fuga della figlia. Ma le ragioni rimangono bilanciate e spetta ad ognuno di noi decidere se preferire di no.