La Barraca

75 Minuti

ideazione e regia Nuccia Pugliese
IN SCENA:
Le Signore Laura Anastasio, Virginia Iuliano,
Liliana Pecora, Carmela Pezzi
L'attrice della Barraca Rossana Micciulli
Scenotecnica Francesco Micciulli

… Sono arrivate alla spicciolata. Un po' affannate dalle urgenze lasciate fuori e palesemente timorose di trascurarle. Hanno preso posto sul palco come sulla riva di un mare sconosciuto e spaventoso. Devi opporre forza alla forza del mare, e bellezza, e astuzia alla sua intensità. Devi pure avere una strada dentro di te, una luce, una chiave se non vuoi farti risucchiare da ciò che non finisce mai. E devi saper raccontare a te stesso prima che a chiunque altro questa via per stare al mondo. Devi convincere, stregare, far volare. Decidere di togliere le mollette dalle camicie stese al sole. Decidere di perdere qualcosa, di non averla più per cominciare un viaggio che va verso il nuovo. Sono arrivate in tante, in cerca di un appiglio, di un pretesto, di uno specchio in cui riflettersi per trovare la parte mancante e incontrarsi e dare un senso all'ignorata continuità di gesti quotidiani. Molte, stordite, naufragarono. Altre, rapite, di quel mare si son fatte munifico dono andando oltre alla salvifica metamorfosi del viaggio: hanno aperto i ceppi, rotto le catene, fatto scorrere fiumi sul palco, si sono trasformate in alberi, montagne, mosse nello spazio scenico spostando l'aria, seminando vento e tempesta. "(…) Forse mi si sarebbero rizzate sul collo piume bianche. (scrive Genet nel suo bellissimo e struggente "Diario del Ladro" raccontando dell'esplosione del suo innamoramento) Una catastrofe è sempre possibile. La metamorfosi è in agguato. Mi potesse il panico. Vacillo. Non è stupefacente?". Ecco, questo spettacolo nasce da un innamoramento, inaspettato, esplosivo. Il cammino è difficile. All'inizio c'è il nulla, sappiamo in quale spazio lavoreremo ma il resto è indefinito, aperto. Cerchiamo di capire, di sentire quale direzione prendere. Una grande quantità di appunti, idee provate poi sulla scena, domande, tante domande, partiture fisiche da provare, risposte che devono poi trovare la loro verità sulla scena, nei gesti. Virginia, Laura, Liliana, Carmela, Rossana: il loro incontro è straordinario, poetico, e loro non ne sono ancora consapevoli. Assoli che si moltiplicano in una dimensione collettiva struggente, forte e fragile, una meditazione sulla possibilità di trovare la poesia nella quotidianità. I corpi non sono più giovani, stanchi, i sogni svaniti, i ricordi cristallizzati in una danza imbalsamata da antichi vestiti di pizzo: non si fanno progetti a cinquant'anni… Corpi e voci di donne sopraffatte, emozionate, prese da tutti, che hanno attraversato l'universo in una sola notte, donne che partoriscono, donne in tailleur e dentro il digiuno dell'anima. Donne che resistono per non mancare all'amore dei figli, donne belle davvero, invecchiate. Donne che nascondono la rabbia e il grido nella serenità del quotidiano. E infine donne che leccano i muri, la terra dov'è passato l'amore. Ho visto immagini con figure sottili, volti nobili, ombre allungate. Panorami con luci secche. Ho ascoltato storie di smarrimenti, di rimorsi, di rimpianti e di grandi amori. Mi hanno raccontato di solitudine, di nuclei familiari spezzati. Rughe, pieghe, cose nascoste, sguardi obliqui come lame di luce. Ho visto e sentito amore, amore ovunque, amore che non riesce a trovare il suo posto: e ne ho percepito la bellezza. Ed è per questo che mi assumo ben volentieri il rischio di uno spettacolo con attrici non professioniste, di rendere visibile un lavoro importante, per svelarlo attraverso la verità e il miracolo che il teatro ha compiuto. In questo tragitto creativo abbiamo sentito risuonare come nostre le parole di Alda Merini, di Mariangela Gualtieri, di Garcia Lorca, di Giorgio Caproni, di Pablo Neruda a volte contaminate dal meraviglioso dialetto del Sud. Passeggiate lungo un fiume, alberi di limoni, odore di case solitarie, il vento che agita i mesi, panni rotti che gocciolano salmastro, uno sterminio di oggetti, colore azzurro di sterminate fotografie, cose cadute, tenerezze, paracadute, baci… Ecco, questo è il nostro spettacolo… io l'ho visto.