Un gioco teatrale, uno
spettacolo. La stanza da letto di un adulto che, nella solitudine della
sera, scopre il piacere di ridiventare bambino; un posto dove può
trovarsi solo a giocare con se stesso.
Un letto, una sedia, un pigiama, i suoi vestiti, le sue scarpe, un attaccapanni.
Poche cose per inventare e fingere situazioni. Quando cala la sera ed
è ora di dormire il bambino comincia a giocare con le scarpe,
i pantaloni, le calze. Viaggia con la fantasia. Fa finta. Gli oggetti
diventano un vecchio, una sorella, un fratello, una montagna, due bambini,
due animali... Allora può capitare che arrivi uno sconosciuto,
forse un amico. I due dapprima con cautela, poi sempre più affiatati,
entrano l’uno nel gioco dell’altro. Curiosità reciproche, crudeltà,
tenerezza si alternano in una girandola che ha il colore dominante di
una nuova amicizia.
Lo spettacolo è il risultato di una ricerca che prende le mosse
dalle azioni dei giochi quotidiani dei bambini. La componente gestuale
prevale nettamente su quella verbale.
Gli oggetti di scena, volutamente pochi, sono quelli che abitualmente
tutti conoscono e usano.