Mi dimetto
dagli ulivi
Mi dimetto dalle frisellate per
turisti.
Mi dimetto dalle pennellate di
bianco sui centri storici.
Mi dimetto dal dover amare indistintamente
tutti i miei parenti.
Mi dimetto da lu sole, lu mare,
lu jentu.
Mi dimetto dal Sud.
Io mi dimetto, e tu?
Dimissioni dal Sud:
la scelta del grottesco, del comico, dell’acido.
Dimissioni dal Sud: tre attori
narratori, ognuno con un suo Sud da raccontare: il sogno comunitario
della terra, l’arrivo delle mitologie dello sviluppo e del progresso,
il Meridione di oggi, che frana addosso attraverso articoli di quotidiani.
I narratori si strappano la parola, interagiscono, combinano i racconti,
alla ricerca dei collegamenti e dei fili tra quello che era ieri ed
è oggi, delle parole che danno forza e della sostanza che spinge
all’invenzione del futuro. Dimissioni dal Sud: si confronta con linguaggi
antichi e contemporanei: la memoria del cantastorie popolare, la parola
ritmica e rappata, la forza di appunti visivi e filmati. Un luogo dove
costruire una memoria del presente. Dimissioni dal Sud come provocazione
al dibattito, come territorio aperto ai contributi di chi, pubblico,
intellettuali, artisti, studenti, si sentirà coinvolto dal tema
e dalle domande. Dimissioni dal Sud come necessità di dimissione
da tutte le identità fittizie, del sud come del Nord, dell’Est
come dell’Ovest, che cristallizzano pensieri e comportamenti, negando
il valore profondo dell’incontro e di quell’agire meticcio che apre
il pensiero.