Nel tempio del fast food, davanti al
pagliaccio simbolo della globalizzazione, si fa largo un'idea antica:
si è ciò che si mangia, nutrirsi con i cibi manipolati
dal commercio di massa ci impedisce di essere lucidi, di produrre pensieri
sani. Gli adulti intossicati dal benessere non sanno difendersi, né
offrire una possibilità di riscatto ai bambini, la cui vita è
decisa dal luogo di residenza: se abitano a Bruxelles la domenica vanno
al McDonalds, se vivono in Bolivia vanno in miniera, se invece vivono
in Thailandia, la domenica la passano in un albergo: non consumano,
si fanno consumare. Con un linguaggio concreto e scioccante García
racconta i misfatti di un Occidente che affoga nell'immondizia, senza
mai dimenticare, tra le miserie degli altri, le sue. A chi lo segue
rapito ricorda che è tutto finto e che quelli che stanno in scena
ci hanno guadagnato, tutti quanti, perché a 25 anni ci si crede
artisti, a 26 si deve mangiare tutti i giorni e a 27 si è già
fallito.