Ogni conversazione può portare ad un conversione, ad un cambiamento,
ad una necessaria trasformazione dell'essere, che proprio grazie a quelle
parole dialoganti, muta statuto d'esistenza. L 'uomo che cammina, che sbarca
dal traghetto e si perde nel paesaggio siciliano compie un viaggio indietro
nel tempo alla ricerca di se stesso. Sembra quasi casuale la partenza e la
concatenazione di incontri e solo poco per volta come nei veri viaggi dell'anima,
l'uomo scoprirà il perché di quel peregrinare.Il mondo che ritrova,
pur primigenio, non è puro, ne innocente, è aspro. E 'un mondo
fisico di esseri e cose, di odori, che costringe il pensiero e la riflessione
a denudarsi, ad ossificarsi, così che le sostanze dei problemi emergono
potenti, evidenti.Al principio l'uomo cammina come protetto da una corteccia
dura che è smarrimento e forse rinuncia, ma via via gli incontri, i
personaggi, le figure, sempre in bilico tra realtà e simbolo, metafora
e sostanza, ammorbidiscono l'involucro resistente, fimo a far scaturire dai
suoi occhi le necessarie lacrime . C'è nella conversazione un doppio
binario tra realtà e simbolo. In scena ho immaginato un attore solitario
che parla, dice, monologa, racconta e dialoga con altri personaggi, ma e una
conversazione, prima che col mondo, con se stessi, nutrita dall'avvenimento
del viaggio. Intorno all'attore, un paesaggio mutevole di immagini e musica
scandisce le tappe di questo viaggio dell'anima.
Maria Maglietta