IL
VELO E LA SFIDA
Tommaso Campanella e l’arte della
dissimulazione onesta
di Enzo Costabile
La
sfida di un uomo chiamato Tommaso, calabrese e filosofo certamente. Di sicuro,
insonne fabbricatore di sogni. E poi, evocatore di magie, poeta testardo.
Ed uomo, soprattutto e sempre, di carne e ossa. E il velo della follia. Della
sua lucida follia, costruita con inaudita determinazione e rappresentata con
passione stremata. La follia "dei saggi che, per non soccombere davanti al
potere del "male", devono farsi pazzi".
II velo e la sfida, come scelta e come condanna di chi non vuole e, forse
non può, essere complice. Di chi e costretto, come Tommaso a fare sempre il
testimone scomodo. La ricostruzione riscopre il significato di questa "condizione
umana" e riapre il discorso sui suoi indomabili perché. E soffia sulla polvere
accumulata da lunghi anni di cartapesta, sopra le tracce di questa storia
esemplare e rimossa.
Teatro politico? No: teatro e basta. Altrimenti cosa sarebbero, Ecuba e L’avaro,
Riccardo e Don Juan, Macbeth e Zio Vania, II giardino dei ciliegi e I giganti
della montagna? "II velo e la sfida", ricostruisce la vicenda attraverso
una serie di quadri che annodano, attorno a momenti esemplari della vita di
Tommaso (la rivolta calabrese del 1599, il carcere, il processo, I’esilio),
personaggi e situazioni solamente verosimili. Fino alla conclusione, tutt’affatto
rassicurante che "moltiplica" Tommaso per due, raddoppiando lo scacco. Lo
spettacolo, come un gioco ad incastro, insegue il protagonista nella sua discesa
agli inferi. Una discesa costellata di infami ed infamanti torture. Impregnata
di umori neri, di sangue e maleodoranti mortificazioni dello spirito e della
carne. Una discesa alleviata solo dalla travolgente passione per una donna
particolare e "fuorilegge": Eleonora, la monaca. Una prova estrema, chiusa
nel cono di luce di un cervello irrequieto ed affamato di tutto, capace fino
all’inverosimile, di non cedere alla violenza degli aguzzini. Per "mettere
in scena" questo percorso intellettuale ed umano, scampato alle mani del boia
solo grazie alla "dissimulazione", abbiamo fatto ricorso ad alcuni flashback
di forte impatto emotivo, montati con tempi e ritmi cinematografici. Per evitare
superflui avvitamenti formali, tutti gli "sfondi" narrativi sono neutri. L’integrazione
orizzontale e verticale della recitazione, delle luci e dei suoni, evoca "naturalmente"
l’atmosfera giusta, e trova al suo interno la forza indispensabile a dare
tensione e fermenti, anima e carne, ai personaggi di una storia, solo apparentemente,
di ieri. Ad una storia di sempre, che conserva intatto, anche oggi, tutto
intero il suo visionario ed irriducibile messaggio.