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1985:
ULTIMA CHANCE L'ARENA DI VERONA (14/03/1986) UNA CHANCE FORSE L'ULTIMA "...In uno spazio occupato da oggetti a noi familiari,ma al tempo stesso inusuali per un ambiente scenografico,come un flipper,una porta girevole,una scala,delle "veneziane",si susseguono le azioni dei tre bravi protagonisti.Sulla scia di una colonna sonora piacevolissima,i tre corrono,si muovono,salgono,e scendono ritmati dalla stessa frenesia che incalza l'uomo moderno... quotidiana che,tuttavia,non riesce ad unire i tre uomini perpetuamente divisi tra di loro. Antonello Antonante e Massimo Costabile hanno ideato uno spettacolo accattivante,prezioso,didattico,arricchito dalle belle scenografie di Dora Ricca.Notevole lo sforzo sostenuto dai bravi tecnici audio e luci." IL SOLDO (18/05/1985) Incontrazione 85 "...Antonante e Costabile, registi e ideatori, dello spettacolo ci hannop offerto un esempio di Teatro Immagine che trova in Bob Wilson il padre di questo genere. Lo spettacolo si fa apprezzare per alcune immagini interessanti come quelle nevrotiche-schizzoidi della società odierna contrapposte a quelle pacate-tranquille dei tempi passati..." La Sicilia 20/05/1986 COMUNICARE COL GESTO "...La rappresentazione è di un raro rigore formale e preziosa nella sua funzionalità e linearità e la scena è individuata nelle geometrie quasi da palestra da Dora Ricca; rileviamo la bellezza di alcuni frammenti, nonchè l'osservazione della musica che fa da supporto all'azione dando a quest'ultima una dimensione che sta tra l'onirico e il mostruoso con effetti di straniante livore; e lodiamo l'impegno dei tre protagonisti in una performance piena di insidie formali e finanche materiali..." (Domenico Danzuso) L'ORA (15/05/1986) LA MEMORIA A PEZZI "...I tre personaggi entrano in scena a braccia conserte,con le mani in tasca,lentamente,con il ritmo tipico di una sequenza cinematografica vista al rallentatore.I tre hanno un destino,un triste destino,aggirarsi per la scena senza incontrarsi mai,senza nemmeno sfiorarsi,mentre la loro unica "chance" sembra essere quella del gioco,un gioco continuo,estenuante,a tratti disperato,un gioco che i tre consumano in perfetta solitudine...memoria:nell'assordante rumore di un vetro che si stacca da una gigantesca fotografia di scena.Che sia quello il momento,apparentemente sospirato,del "rien ne va plus"? Carlino Reggio 22/04/1986 POCO IL PUBBLICO PER I BRAVI RAT "...Un'ora di ritmi alternativamente frenetici e pacati in un alienante mondo quotidiano. Le immagini di oggi e di ieri si alternano in un gioco ad incastro che scandisce il ritmo dello spettacolo. Un gioco anche crudele che non ammette una vitale presenza dell'uomo:l'uomo non parla e le poche parole che sentiamo sono deformate dal registratore o dal microfono. L'ultima,anzi "l'ultimissima chance" è nella capacità di ritrovare le fantasie dell'infanzia." Il Giornale di Sicilia 16/05/1986 INCONTRAZIONE.DI SCENA GRUPPI DI BOLOGNA E COSENZA "...Olocausto e millenarismo anche nell'Ultima Chance del Centro R.A.T. di Cosenza. Antonante e Costabile, in scena insieme ad Antonella Carbone, affascinati dai "miti della caduta", hanno colto i segni del tracollo, preannunciati dai ritmi mozzafiato delle nostre giornate, dal non-senso dell'esistenza consumistica. Anche il tempo libero, chimera delle città industrializzate, è lo specchio e il contraltare assurdo, del "TEMPO IMPIEGATO" a far girare i vuoti meccanismi. Lo "stile di vita" è raccontato all'interno di una stanza dei giochi- torture dove ai meccanismi comportamentali si sono andati contrapponendo i "quadri antichi" della nostra buona coscienza..." (Giosuè Calaciura) La Gazzetta del Sud 05/04/1986 ACUTA NOSTALGIA PER ANTICHE FAVOLE "... La performance punta tutto sull'ossessività cinetica e visiva del gioco in sè, con i tre attori impegnati su percorsi "ludici" paralleli e ripetitivi, che non entrano quasi mai in correlazione. Alla violenza del gioco per il gioco corrisponde la sospensione di memoria in cui è lecito accompagnare pigramente biciclette, giocare a golf, andare a caccia di farfalle, mentre cavallucci di legno girano sulla giostra e un trenino luminoso percorre lentamente una invisibile rotaia, in alto, nel buio. Che ci porti un Godot..." (P.B.) Espresso Sera 02/05/1986 "... L'ultima Chance usa con abilità molte risorse multimediali per creare un clima da teatro dell'assurdo. La desolante riflessione sull'incomunicabilità sfrutta, infatti, la colonna musicale,gli effetti sonori, i giochi di luce, per un serie di sequenze cinematografiche che si alternano a simboliche esibizioni gestuali e mimiche, col raro intervento delle voci, anche fuori campo in playback..." (Gaetano Caponetto) Il Gazzettino di Padova 23/03/1986 L'ISOLAMENTO DELL'UOMO IN UN'ULTIMA CHANCE CHE SFOCIA NEL GIOCO "... Un universo chiuso all'interno del quale si consuma una gestualità frenetica e solitaria, fatta di un presente che isola e ostacola la comunicazione e di un passato che ritorna come infanzia e ricordo. Antonante e Costabile bandiscono quasi integralmente la parola (riaffiora solo a tratti amplificata dai microfoni o registrata) e puntano tutto sul gesto, attento alla costruzione dell'immagine, in un "montaggio" che assomma alle inquietudini del quotidiano, la trasognata distanza della memoria..." (M.G.B) Corriere della sera 26/04/1986 VITA ALLA MOVIOLA "...'Ma a che serve scoraggiarsi proprio adesso, bisognava pensarci molti secoli fa, verso il 1900', commenta una voce, ad indicare una dilatazione del tempo e, assieme, una sua immobile continuità, nell'identità tra oggi e domani. Così, tra frasi che rendono il disagio esistenziale e un andar di corsa, ecco comparire, come momenti della memoria,un inizio secolo da copertina di giornale illustrato: un uomo con la bici, una donna con ombrellino rosa, etc..., e, più avanti, altri accenni al gioco, dai dadi al golf. Il mondo di ieri arriva lento, con movimenti ripetuti anch'essi, ma al rallentatore..." (P.P.) La Repubblica 24/04/1986 NOI, PROGIONIERI DEL TEMPO LIBERO "... Con l'accompagnamento di musiche ripetitive e brani di conversazioni beckettiani, nastri registrati, dialoghi al magnetofono, cuffie ad alto volume, " i giocatori", con l'Ultima Chance tentano il rilancio di sensibilità perdute. Lo spettacolo con il suo diligente repertorio di enigmi e di indecifrabili incubi un pò magrittiani ci torna a proporre il tema dell'Assurdo in confezione ludica: un calvario di gesti mancati, lanci senza risposta, partite senza avversari, solitudini metropolitane. Dalla prigione del Tempo Libero non si esce." (Nico Garrone) Oggi Sud (20,4,1986) "... L'unica salvezza, L'ULTIMA CHANCE, è il gioco, l'ultimo rifugio irreale del grigiore quotidiano; ma l'inutilità e l'angoscia del gioco stesso hanno il sopravvento, anche se la ragione rifiuta di arrendersi, e l'ultima possibilità viene giocata, l'ultimo lancio viene tentato e il vetro del labirinto si spacca. Antonante e Costabile hanno costruito uno spettacolo e significativo dove tutto èindispensabile, dalla scenografia (grigia) curata da Dora Ricca, alle musiche spesso ossessive che scandiscono le varie azioni del tempo..." Secolo D'Italia (29,04,1986) Soli nel labirinto dell'incomunicabilità "... L'ultima Chanche che pu~ essere considerata la più recente produzione ispirata al teatro dell'Assurdo , affronta il complesso tema della solitudine. In scena tre personaggi isolati l'uno dall'altro occupati "involontariamente" ad inseguire senza pause il loro tempo presente e passato, incastrati nel labirinto del non senso e dell'inutile. la propria grigia avventura, condannati comunque a correre, correreesenza mai fermarsi, incatenati in una girandola di balletti senza sosta e senza meta, intenti a giocare con i dadi dell'esistenza in cui inevitabilmente e forse anche fatalmente rimarranno sconfitti..." Gazzetta del Sud (12,4,1986) L'ambiguità del quotidiano con personaggi condizionati "... Correre, instancabilmente, senza mai un attimo di sosta. Salire, arrampicarsi, ma con la sommità da raggiungere sempre in alto, lontana. Volere a tutti i costi, cercare per ogni dove: tutti, nello stesso tempo e più o meno allo stesso modo, ma ciascuno per proprio conto ed in antitesi ad ogni altro... Muoversi, rendere, andare avanti come un ingranaggio senz'anima senza possibilità di bloccarlo o distruggerlo se non con la morte: è il "sacrificio" di cui è vittima l'uomo d'oggi ed è anche, fra tante possibili, la chiave di lettura più accettabile, immediata e spontanea dell'ULTIMA CHANCE..." Il Tempo (26,4,1986) Due uomini e una donna per gioco "... In scena due uomini e una donna ed alcuni oggetti (una cabina di vetro, una gabbia, una scala da esercizi ginnici) ai quali i personaggi sono come ancorati. Corrono, saltano, ripetono affannosamente all'infinito gli stessi gesti, simulando il frenetico "iter" dell'uomo moderno, condannato all'isolamento e all'infelicità. Nel coacervo di immagini quelle che tornano con maggiore insistenza sono legate al gioco, inteso evidentemente come unica possibilità di alternativa all'alienazione dell'uomo di oggi..." Il Gazzettino di Verona (9,3,1986) E' proprio L'ULTIMA CHANCE "... Questo spettacolo, che si ispira in modo, vivace e intelligente, al teatro dell'Assurdo, si presenta come una successione ad incastro di immagini poetiche, dove l'azione vive in rapporto continuo tra la visione reale e l'immaginario, tra il presente e il passato. I personaggi di questo stralcio di vita solitudinaria riescono ad affrontare il loro vivere quotidiano ritornando, per brevi attimi, bambini: si va a caccia di farfalle, si gioca a biliardino, ma non si riesce a trovare la chiave per comunicarte, per abbattere la barriere che dividono gli uomini. In uno spazio, forse un p¥ compresso, gli attori hanno saputo catturare un'interpretazione veramente suggestiva..." |
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