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1990:
E la terra graffiò la luna
Il personaggio è mutuato da Lorca, è la Yerma protagonista
di uno dei suoi drammi più poetici ed efficaci. Ma ci si limita
al personaggio,né la trama né l'ambientazione interessano
più: piuttosto e col senso ultimo dell'operazione lorchiana che
si dialoga,con la necessità -impossibilità di un maternità,che,in
questo caso, si allarga a considerare la significazione stessa di
ogni possibile riproduzione generazione, il discorso di necessità-impossibilità
si radicalizza fino a rivolgersi alla stessa esistenza.
E la scelta di mantenere la femminilità di questa voce,di questo
percorso di oppressione e di ribellione,non è casuale:se il discorso
di Lorca si poneva in una posizione paleofemminista,in cui il desiderio
della maternità veniva svuotato della sua "tradizionalità"
e usato come rivendicazione della propria identità individuale,ora
si considera un approccio postfemminista,in cui permane una diversità
e un'autenticità della voce femminile,ma attraversa il tessuto
della rivendicazione femminista pervenendo a un discorso particolarissimo
ma insieme,potenzialmente, di tutte le donne e di tutti gli uomini.
In scena Yerma è dall'inizio alla fine,come a condurre un monologo
insuperabile,assoluto:gli interventi degli altri personaggi sono dialoghi
reali ma,insieme, soltanto episodi di quell'unico filo,di quel monologo.Il
dispiegarsi dell'azione scenica di Yerma segue un orientamento a spirale,un
pò come un'ossessione che,progressivamente,diventa follia.Il suo
percorso psicologico segue tre momenti:un primo in cui ella spera;un secondo
in cui agisce,o almeno tenta di agire, di realizzare le sue speranze;un
terzo in cui,disillusa e insieme illuminata,cessa di inseguire il suo
sogno e arriva a possederne uno più grande,diventa madre del suo
destino.
A fungere da contraltare al suo viaggio della coscienza,in alcuni frangenti
c'è Juan,abituato ad accettare con tranquillità la fatalità
che pesa su lui e la sua compagna,compagna che non è più
in grado di capire ma che continua ad amare,in altri c'è una donna
che gioca un ruolo più aperto e insieme più misterioso,e
insieme l'amica confidente,la maga il coro,ed evidenzia l'evoluzione della
protagonista nel suo essere prima saggia complice, poi spiazzata spettatrice
delle azioni di Yerma.Yerma è infinitamente umana,ma appare anche
come una forza affascinante che lotta e si afferma.La scena incarna la
luna,che è invisibile,attraveso la sua controfigura di carne,che
è la terra.
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da
Yerma di Garcia Lorca
di
Massimo Costabile e Francesco Dionesalvi
regia di
Massimo Costabile
con
Antonella Carbone,Massimo Costabile
Luciana Lusso Roveto
scene
Stefano Costabile
costumi
Antonella Carbone
musiche originali
Piero Scorpiniti
arrangiamenti
Piero Scorpiniti e Carmelo Labate
luci
Paolo Carbone
fonica
Giuseppe Canonaco
realizzazione scene
Giuseppe Canonaco,Paolo Carbone,Stefano Costabile
realizzazione costumi
Anna Adriani
foto di scena
Francesco De Rose
registrazioni e missaggi
Studio Kappa
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