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1990:
E la terra graffiò la luna


TRIBUNA SUD ITALIA
(Aprile 1990 )

E LA TERRA GRAFFIO' LA LUNA
"...secondo spettacolo della coppia Costabile-Dionesalvi che si indirizza verso un teatro di poesia,pur tenendo conto delle sollecitazioni del teatro d'avangardia e anche quelle del teatro classico.L'intreccio è esile e si incentra,per lo più, sui problemi di una donna alle prese con un difficile tentativo di maternità.Apprezzabili le atmosfere,la tesione drammatica che se ne sprigiona, l'eleganza del testo e la semplice immediatezza della scena, quell'aria allo stesso tempo incantata e angosciata che viene fuori nei momenti migliori dello spettacolo..."

IL GIORNALE DI CALABRIA
( 8 marzo 1990 )

BUON SUCCESSO DI PUBBLICO PER E LA TERRA GRAFFIO' LA LUNA
"... In scena Yerma dall'inizio alla fine.Il suo è un monologo senza posa,che ha un'intensa drammaticità e rari momenti di riflessione. Gli altri personaggi intervengono soprattutto a disseminare di voci interiori ed esteriori un percorso che resta essenzialmente di lei.Un percorso attraverso il dramma di una maternità fortemente voluta e mancata,impossibile. Che,nella versione di Costabile e Dionesalvi,diviene simbolo di una globale impossibilità a generare e a rigenerarsi,di un tempo storico,di una generazione..."

IL CENTRO - QUOTIDIANO D'ABBRUZZO

(9 aprile 1990)

SOLTANTO DISPERAZIONE DOPO LA DURA LOTTA
"...Nella simbologia drammaturgica risolta da Costabile,la scena incarna la luna,che è indivisibile attraverso la sua controfigura di carne che è la terra.Yerma lotta,si contorce,ma "partorisce" solo disperazione."Meglio maledetta che dimenticata" grida al suo compagno Juan,altro estremo di un rapporto di coppia ormai inaridito dall'incomunicabilità....
arricchita dal continuo gioco di luci di Paolo Carbone e delle musiche originali di Piero Scorpiniti...

L ' ORA
( 13 maggio 1990 )

YERMA MADRE DEL SUO DESTINO
"...Del dramma di Lorca si ritrova nello spettacolo l'ossessione della protagonista,il suo percorso psicologico,che gli autori hanno immaginato a spirale.Né la trama,né l'ambientazione interessano più.Piuttosto è il senso ultimo dell'opera di Lorca che gli autori intendono sottolineare.Il conflitto tra necessità ed impossibilità che progressivamente diventa follia..."


GAZZETTINO DEL CRATI

(28 FEBBRAIO 1990)

VERSO UNA NUOVA PAROLA
E LA TERRA GRAFFIO' LA LUNA
"...La collaborazione fra Costabile e Dionesalvi è del tutto coerente e nasce da una necessità forte, far si che la ricerca sulla parola sia svolta con una radicalità esemplare come pure quella tematica sull'incomunicabilità nel mondo contemporaneo che qui diventa originariamente impossibilità di creare (il figlio, l'uomo, la parola) e viene superata solo con la riassunzione dei propri obiettivi "comunicativi" in un contesto più ampio, in una dimensione quasi sacrale (il destino, il fato, l'arte). C'è da dire per~ che nel testo si avverte una poeticità a volte troppo carica, ridondante, che, purtroppo, contrasta con l'essenzialità elegante della regia e delle soluzioni sceniche e musicali, costringendo Antonella Carbone ad un grande sforzo nel dominare il testo, condotto per~ intelligentemente sul pedale del tragico e del pathos, cercando, cioé, di farne risaltare le caratteristiche intrinseche..."

LA SILA
(Febbraio 1990)

LA LUNARE CLASSICITA' DI UNA TERRENA YERMA
"...Notiamo in quest'ultimo allestimento del Centro R.A.T. alcune varianti rispetto ai precedenti lavori. Anzitutto, un arricchimento del dialogo e della componente poetica in esso insita. C'é nella fattispecie, un superamento della mancata maternità di Yerma, interpretata da una convincente Antonella Carbone, meno corporea che nel precedente lavoro tratto dal Woyzeck di Buchner, addirittura più "greca" che ispanica nel suo viaggio nella coscienza che si attua tramite i tre momenti della speranza, dell'azione e della disillusa ragione..."

L'ORA
(22 maggio 1990)

YERMA, UNA DONNA STERILE
"...Massimo Costabile e Franco Dionesalvi hanno fatto un lavoro di sottrazione del testo di G. Lorca togliendo trama e dialogo per una drammaturgia del personaggio che aspira al rito di se stesso. Cos" Yerma è permanentemente in scena in un paesaggio della memoria onirica dove tronchi-totem e tagli orizzontali di luce legano in scena per un teatro dell'arcano femminile. Il titolo "E la terra graffiò la luna" sembra promettere ferite di sogno, disperate proiezioni d'identità verso l'alto, ovvero in direzione del fuoco come fosse la tendenza intima di una poesia di desiderio e di morte, di una fiamma che alla fine si spezza sempre...."


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da
Yerma di Garcia Lorca

di
Massimo Costabile e Francesco Dionesalvi

regia di
Massimo Costabile

con
Antonella Carbone,Massimo Costabile
Luciana Lusso Roveto

scene
Stefano Costabile

costumi
Antonella Carbone

musiche originali
Piero Scorpiniti

arrangiamenti
Piero Scorpiniti e Carmelo Labate

luci
Paolo Carbone

fonica
Giuseppe Canonaco

realizzazione scene
Giuseppe Canonaco,Paolo Carbone,Stefano Costabile

realizzazione costumi
Anna Adriani

foto di scena
Francesco De Rose

registrazioni e missaggi
Studio Kappa
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