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dello spettacolo e Foto di scena] [Recensioni]
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1975: LA FAVOLA POLITICA Mini soggetto per un teatro con musica Alcune parole sulla differenza tra "politica" e "pollitica". La politica. cio² la necessità di delegare ad un gruppo pið o meno ristretto di persone (che sia un solo duce o tantissimi parlamentari) la gestione delle contraddizioni economico-sociali della comunità, ² un'esigenza che la borghesia ha ereditato dal mondo medievale e classico. Essa, in quanto conservazione dello Stato (poli-teca), ² conservazione dello statu qua ideologico e politico. rappresentando quindi per la classe dominante la possibilità di ricreare intatta la singolarità del potere e della sua gestione effettiva; e questo al di là della calcolata pluralità dei modi di concretizzazione, che porta da un lata a quella mistificante "consistenza democratica" madre del qualunquismo pratico, e dall'altra a quel confusionario livellamento delle ideologieî padre del qualunquismo teorico. La sua funzione quotidiana, allora, sarà quella di neutralizzare ogni forma nuova di dialettica politico-sociale (es. contestazione studentesca, autoriduzione) riconducendola a schemi già sperimentati come innocui (parlamentini, trattative padroni/governo-sindacati) e comunque castranti rispetto all'intenzione di una politica come gioco delle masse.; il suo fine indichiarabile, quello di realizzare comunque - e in maniera continuativa - quella manipolazione delle coscienze, quella repressione del momento ludica-creativo (sempre presente e poliforme nella cultura popolare) che - sola gli pu÷ permettere di salvaguardare i suoi meccanismi essenziali oc- cultandone l'intrinseca disumanità. La pollitica ² la "politica dei polli", cio² di tutti quelli che s'illudono di risolvere i mali della società capitalistica con un management pið moderno e progressista ed una amministrazione pið oculata e "socialista" ed una gestione pið onesta e democratica, o magari con un ritorno (impossibile) ad arcadie ecologiche e pre- industriali. E i "polli" sono anche tutti quegli appartenenti alla sinistra òclassica" (che ² ormai talmente òclassica" da parlare le lingue morte del compromesso e dell'interclassismo) o "rivoluzionaria", che rimangono convinti della possibilità di risolvere con l'uso "nuovo" delle vecchie istituzioni - la cui obsolescenza ² quotidianamente confermata dal comportamento scavalcante delle frange popolari pið coscienzializzate - problemi la cui "novità" (dovuta alle prospettive tecnologiche che la moderna cibernetica determina) essi neppure percepiscono, ancoràti come sono agli schemi (anzich² al metodo scientifico e allo stile di lavoro) marxiani o leniniani; col rischio di essere bocciati dalla Storia, cio² - pið concretamente - dall'evoluzione dei mezzi di produzione e dalla conseguente ristrutturazione psÒco-socÕologica (prima ancora che economico-politica) dei rapporti di produzione. e di essere travolti dal crollo stesso del sistema borghese. |
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