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Aiace
di G. Ritros Il regista, di fronte a lui, a prua, scrutava l'orizzonte avvolto nel suo impenetrabile mantello nero. Distillava le parole ed i gesti. Sezionava i suoni. Suggeriva la rotta, misurava le stelle. Ascoltava l'ansimare affannato dei vogatori e lo sciabordio dei remi. A tratti la sua mano sembrava che cercasse tra i capelli arruffati, qualcosa che s'era perduto troppo dentro. A volte accarezzandosi la barba ispida, annuiva e stringeva, in silenzio, un nuovo patto con il figlio di Telamone. L'attore non poteva scorgerlo. Ma capiva ugualmente, e così il patto tra i due, era stretto. E durava. Durava almeno fino all'altra ansa del fiume. Fino all'altra montagna o al nuovo agguato. Poi, ricominciavano a scintillare i ferri, e gli speroni stringevano a sangue i fianchi degli ippogrifi. Fino a quando il vento calava e le nuvole nere fuggivano via impaurite. Allora, il falco ricominciava a volare alto e si allontanava dal nido, in cerca di nuove prede. I giganti della montagna riconquistavano il castello, la tempesta finiva ed invisibili corde legavano i marinai. Da quanto tempo erano in teatro? Nella fornace in cui le magie filano i sogni e le maschere svelano la realtà? Nessuno lo sapeva con certezza. Tuttavia, qualsiasi tempo fosse trascorso, non bastava. Come la tela a Penelope. Ma, anche questo faceva parte della sfida a quel maledetto testo ed al suo indomabile autore. Sì, non era un testo facile. Ma, non l'avevano scelto anche per questo? Sì: proprio l'Aiace di Ghiannis Ritsos... |
. progetto e regia Antonello Antonante con Gianfranco Quero scene Dora Ricca luci Paolo Carbone tecnico suono Giuseppe Canonaco . ![]() |
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