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La Compagnia
La Linea Sottile è tutta di casa nostra e
Giovanni Turco, Marco Silani e Monica Rovito sono
volti ben noti agli habituè del teatro.
Passaggio estivo nella piazza di Spezzano Piccolo
e altri paesi della Calabria, i due atti unici all'interno
della "scatola- teatro" si rivelano più
accattivanti e fruibili lontano dalla rumorosità
di piazza che smozzica parole e riporta una visività
scorciata. I temi delle due piéce appartengono
al miglior teatro pirandelliano e si snodano in
scena con leggerezza deprivati da orpelli e sovrastrutture.
Il che è positivo perché allo spettatore
arriva dritto dritto il senso del discorso. In Cecé
il fil rouge è lo sparpagliamento dell'indiduo
in centomila ( sullo sfondo il romanzo Uno nessuno
centomila) e la crisi d'identità dell'uomo
che diventa mille facce e a seconda di chi lo guarda
e di come lo guarda. Tema seriosissimo nel drammaturgo
siciliano che in Cecé si carica di una capillarità
comica che lambisce il tragico senza caderci dentro.
Cece - Giovanni Turco è un farabutto-imbroglione
che riesce, con sofisticatezza mentale e linguistica,
a raggirare sia il commendatore Squatriglia dall'occhio
murato sia Nada, giovane fanciulla di facili costumi.
Il tutto ruota intorno alla restituzione di tre
cambialette di duemila lire finite per scommessa
nelle mani di Nada che Cecé riuscirà
a farsi restituire servendo si dell'ignaro Squatriglia.
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In un gioco di specchi,
l'atto unico inscena la ri-baltabilità
costante delle cose e il loro carattere di provvisorietà
spinto all'eccesso.
La Patente spinge ancora di più l'acceleratore
sul trasformismo, stavolta però avvolto
da una patina più tragica che se ne va
dritta a parare nel grottesco e lascia l'amaro
in bocca. Capolavoro pi-randelliano, focalizza
l'attenzione sulla metamorfosi del personaggio
Chiarchiaro che tutti considerano uno jettatore.
Costretto alla fame Rosario Chiarchiaro chiede
al giudice istruttore di conferirgli ufficialmente
e pubblicamente la patente dello jettatore che
diventerà la sua «tassa della salute»
e gli permetterà di sopravvivere.. «Sono
stato assassinato» biascica in scena l'uomo
che,sceglie come atto di ribellione la maschera
che la gente gli ha appioppato. Lungi dall'essere
un atto di resa il suo è allora un grido
di libertà che sulla scena si traduce in
un reiterato "toccatevi, toccatevi"
rivolto anche al pubblico da un Chiarcaro-Turco
di forte incisività . Nero-vestito a mò
di becchino, cappellaccio a falde, occhialacci
neri e barba ispida, cornetto in mano e bastone
come forza d'urto, non lascia dubbi sul suo destino
d'uccellaccio del malaugurio.
Antonietta
Cozza
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