Compagnia Centro Rat
Cecè - La Patente
Note dello spettacolo-- Foto di scena - Recensioni


mercoledì 22 marzo 2005

La Compagnia La Linea Sottile è tutta di casa nostra e Giovanni Turco, Marco Silani e Monica Rovito sono volti ben noti agli habituè del teatro.
Passaggio estivo nella piazza di Spezzano Piccolo e altri paesi della Calabria, i due atti unici all'interno della "scatola- teatro" si rivelano più accattivanti e fruibili lontano dalla rumorosità di piazza che smozzica parole e riporta una visività scorciata. I temi delle due piéce appartengono al miglior teatro pirandelliano e si snodano in scena con leggerezza deprivati da orpelli e sovrastrutture. Il che è positivo perché allo spettatore arriva dritto dritto il senso del discorso. In Cecé il fil rouge è lo sparpagliamento dell'indiduo in centomila ( sullo sfondo il romanzo Uno nessuno centomila) e la crisi d'identità dell'uomo che diventa mille facce e a seconda di chi lo guarda e di come lo guarda. Tema seriosissimo nel drammaturgo siciliano che in Cecé si carica di una capillarità comica che lambisce il tragico senza caderci dentro. Cece - Giovanni Turco è un farabutto-imbroglione che riesce, con sofisticatezza mentale e linguistica, a raggirare sia il commendatore Squatriglia dall'occhio murato sia Nada, giovane fanciulla di facili costumi. Il tutto ruota intorno alla restituzione di tre cambialette di duemila lire finite per scommessa nelle mani di Nada che Cecé riuscirà a farsi restituire servendo si dell'ignaro Squatriglia.

In un gioco di specchi, l'atto unico inscena la ri-baltabilità costante delle cose e il loro carattere di provvisorietà spinto all'eccesso.
La Patente spinge ancora di più l'acceleratore sul trasformismo, stavolta però avvolto da una patina più tragica che se ne va dritta a parare nel grottesco e lascia l'amaro in bocca. Capolavoro pi-randelliano, focalizza l'attenzione sulla metamorfosi del personaggio Chiarchiaro che tutti considerano uno jettatore. Costretto alla fame Rosario Chiarchiaro chiede al giudice istruttore di conferirgli ufficialmente e pubblicamente la patente dello jettatore che diventerà la sua «tassa della salute» e gli permetterà di sopravvivere.. «Sono stato assassinato» biascica in scena l'uomo che,sceglie come atto di ribellione la maschera che la gente gli ha appioppato. Lungi dall'essere un atto di resa il suo è allora un grido di libertà che sulla scena si traduce in un reiterato "toccatevi, toccatevi" rivolto anche al pubblico da un Chiarcaro-Turco di forte incisività . Nero-vestito a mò di becchino, cappellaccio a falde, occhialacci neri e barba ispida, cornetto in mano e bastone come forza d'urto, non lascia dubbi sul suo destino d'uccellaccio del malaugurio.

Antonietta Cozza