CANI RANDAGI
dal racconto di Akutagawa "Nel Bosco"
di
Massimo Costabile e Franco Dionesalvi
CANI
RANDAGI accade in un ambiguo "villaggio" dell’emarginazione,
sul finire del secondo millennio, punto di ritrovo di una particolare
giungla umana, composta da giovani barboni, prostitute, ubriachi,
filosofi, tossicodipendenti....
Sullo sfondo di questo catacombale scenario metropolitano, metafora
vivente dello scarto congenito della società post-industriale e della
gratuità ineffabile di ogni esistenza, laboratorio nichilista di ritualità
dissanguate eppure sopravvissute e di voli celesti, tre personaggi si
raccontano la "vicenda", l’episodio misterioso che è
oggetto della rappresentazione: un uomo è stato ucciso.
Così facendo cedono la scena ai tre protagonisti che danno ciascuno
la propria versione del fatto, tutte esistenti nella ricostruzione
scenica e insieme inconciliabili a livello di pensiero.
In ogni narrazione cambiano le motivazioni psicologiche delle azioni,
il movente e l’autore dell’omicidio.
Lungi dal fornire una soluzione chiarificatrice, si lascia allo
spettatore ogni possibilità di scelta: ogni confessione è ugualmente credibile
e nello stesso tempo non credibile, lì sulla scena così come da
voi, nella vita.
Ma rimane anche il dubbio che ciò che è stato raccontato non sia realtà,
ma solo un "gioco", che i tre narratori sogliono proporsi
durante la notte, aspettando che il sole risorga. Senza nulla sapere
su quali sembianze, questo sole di domani, mostrerà.