Estratti dalla Rassegna
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La Provincia Cosentina
16 dicembre 2003
L'URLO
DI ANTIGONE. LA FEMMINA E IL TIRANNO
La tragedia di Sofocle rivive sulle tavole del Teatro dell'Acquario:
una difficile prova con la regia di Massimo Costabile. La lotta impari
contro il potere maschile.
Si apre la scena, si ergono colonne
come disumani giganti, a lato un trono vuoto circondato da sangue. Toni
scurissimi. Vento che turba e scompiglia Antigone - Antonella Carbone-
velata di un velo rosso sangue. È tragedia nell'aria e si sente
a pelle e di più si vede nel corpo teso della donna fatta pietra
da un dolore macigno. La morte dei suoi due fratelli è avvenuta
oltre le mura di Tebe. Eteocle e Polinice si sono dati la morte, il
loro sangue si è fuso nell'ultimo sospiro a scontare una condanna
che si perde in un tempo lontano ma si propaga quale veleno da generazione
in generazione. È Antigone che si accende di tanto soffrire e
si contorce a raccontarlo, sola, in scena; gli occhi spersi e senz'anima,
le membra contratte, la gola arsa, la mente sfiancata.
Antigone è l'anti- legge.
Le sue mani carezzano la terra e la spargono sul corpo del fratello.
Parte da qui la tragedia di Costabile che rilegge Sofocle e lo rende
vitale, lo attualizza e lo sbatte in faccia agli spettatori in tutta
la sua crudezza senza nulla concedere ad abbellimenti scenici, a ridondanze,
a enfatizzazioni. Essenzialità in tutto, si da far venire fuori
da subito il senso della tragicità che racconta assai dell'oggi.
Sulle tavole si confrontano e si scontrano come in una girandola di
follia in crescendo due leggi, entrambe tanto potenti da annichilire
l'individuo. Quella del tiranno Creante (lo veste Gianfranco Quero)che
governa Tebe e quella di Antigone...
(Antonietta Cozza)
Mezzogiorno Economico
Dicembre 2002 - Gennaio 2003
Il "mito
di Antigone" al Teatro dell'acquario
Arte, teatro e società
entrano in scena.
Ancora una volta il Centro R.A.T. si è dato appuntamento
con il repertorio della Grecia classica, cimentandosi con una forma
nuova di opera teatrale, sotto la navigata conduzione di Massimo Costabile...
Rigore geometrico e scarnificazione cromatica caratterizzano le colonne
del palazzo reale, lunghe travi avvolte da bende e intervallate da feritoie,
che incombono sulla scena dall'alto, quasi a volerne stratificare il
dolore e inprigionarne la memoria. Al loro interno prende forma il dramma
familiare di Antigone (interpretata con mirabile forza introspettiva
da Antonella Carbone), sorella menomata dalla sepoltura di uno dei suoi
due fratelli, Polinice, privato dagli onori funerari per volontà
di Creonte (nelle vesti di un "indomabile" Gianfranco Quero)...
I chiaroscuri delle installazioni sembrano riflettersi nell'angoscia
inalterata della protagonista, quasi a portarne fuori i reconditi aneliti
di libertà e di giustizia, mentre la luce che si irradia dal
grosso trono sembra propagare la hybris di un uomo che osò sfidare
le leggi degli dei in nome della ragion di stato, ma che vedrà
di colpo trasformata l'inappagata bramosia di potere nel delirio dell'impotenza...(Gennaro
Clausi)
Il Quotidiano della
Calabria
17 novembre 2002
L'ANTIGONE
VA IN SCENA ALL'ACQUARIO
l'ardente e appassionata regia di Massimo Costabile rende la radice
profonda di quest'Antigone angosciante come il tragico e sorprendente
come l'epico. L'eroina del sacrificio interpretata dalla debordante
energia drammatica di Antonella Carbone, ci rappresenta l'interezza
di chi non perde di vista, neppure nel più irreale dei destini,
la dignità dell'essere umano
Il governo della città
è in mano a Creonte (impersonato da Gianfranco Quero) che nella
rilettura e visione dell'opera indossa le vesti dello spietato "gerarca"
con tanto di impermeabile di pelle nera. All'interno della figura regale
è facile avvertire un aperto contrasto tra la decorosa apparenza
esteriore e la volgare sostanza dell'animo
( Pierpaolo Pastore)
Gazzetta
del Sud
20 novembre 2002
L'ATTUALITA' DI ANTIGONE
"Il mito di Antigone, del contrasto irriducibile ed eterno tra morale
e potere, è stato riproposto con successo dal teatro dell'Acquario
di Cosenza. Tre serate di tutto esaurito hanno premiato ancora una volta
la fatica di una messa in scena scomoda e coraggiosa, che non ha concesso
niente di ovvio, costumi e luci comprese, allo sviluppo della narrazione.
Il racconto della "madre di tutte le disubbidienze" del rifiuto
senza mediazioni dell'"ordine più ingiusto", dell'imposizione
che viola le "leggi delle leggi", scorre sulla scena con grande
snellezza, grazie ad una efficace e fluida scelta di tempi e di ritmi,
frutto della consumata abilità di direzione del regista dello spettacolo,
Massimo Costabile. Di grande efficace l'interpretazione di Antonella Carbone
nei panni, certamente non facili, della figlia di Edipo. Attrice non nuova,
peraltro,al "tu per tu" con le protagoniste - regine del teatro
drammatico greco. A dare grande capacità di persuasione ed attualità
al dramma concorre, da par suo, Gianfranco Quero, che con raffinata sapienza
interpretativa, riesce a fare del tiranno di tebe e delle sue ossessioni,
un protagonista incombente della storia di sempre. Molto efficace anche
il "debutto" sulle tavole dell'Acquario di Giovanni Turco, un
Tiresia a tutto tondo, ribollente di umori e di echi. Ad accrescere il
valore di quest'ultimo lavoro del regista Massimo Costabile c'è
poi la scenografia firmata da Salvatore Anelli. E l'intensità di
un coro, a cui danno voce e corpo, Marisa Casciaro, Natale Filice, Patrizia
Gallo, Ernesto Orrico, Monica Rovito. (e.c.)
The weekly Babs
WebMagazine di informazione indipendente
23 dicembre 2002
LA TRAGEDIA INATTUALE
DEL CENTRO R.A.T.
La scelta coraggiosa sta qui in una messa in scena essenziale, dettata
proprio da un non voler sovraccaricare, da un non voler aggiungere orpelli
ad un testo che, già alla sola lettura, si presenta come potente
e necessario. La regia di Massimo Costabile è "inattuale"
nella misura in cui può dirsi oggi "inattuale" ogni decisione
registica che non punti alla sovraesposizione, alla messa in mostra televisivamente
pornografica della violenza e del dolore. La reclusione forzata, la violenza,
la morte, sono, infatti, rigorosamente fuori scena. Pudicamente fuori
scena. Il dolore sembra rifuggire la spettacolarizzazione e trovare la
sua espressione più vera nella parola recitata. Ci troviamo davanti
ad un teatro che ha il suo punto di forza nella recitazione e che, come
tale, non può lasciarsi proteggere da effetti visivi o colpi di
scena spettacolari. La sua dimensione ideale è quella dell'equilibrio,
della costituzione di un prezioso equilibrio fra testo, scena e pubblico.
L'armonia della recitazione fra gli attori diventa quindi essenziale.
Il ritmo di tutto lo spettacolo dipende dal delicato rapporto fra i monologhi
- di Antigone, Creonte e Tiresia -, gli interventi del coro e quelli più
dialogati della guardia/messaggero (un doppio ruolo interpretato da Marco
Silani). È una lotta inesausta contro la recitazione particolaristica
dei singoli attori a favore della costruzione di un sentire comune e di
un'atmosfera in cui tutto sta per accadere. (Vincenza Costantino)
TeatroeDintorni
12 dicembre 2002
ANTIGONE ETERNA
Antigone, immortale disvelatrice degli inganni del potere. Abisso che
separa ed oppone la libertà alla tirannia. Antigone irriducibile
contrapposizione tra ragion di stato e morale. Antigone cittadina di tutte
le latitudini. Sempre attuale. Nessuna stagione della storia umana è
mai stata immune dal contagio della follia del potere. A nessuna stagione
della nostra storia è stata risparmiata l'infamia della follia
autocratica. Ogni volta che il potere si è autolegittimato con
la violenza ed il terrore, ogni volta che il tiranno ha prevalso, mortificando
la libertà ed offendendo il diritto, cittadini e popoli hanno rivissuto
il dramma sulla loro pelle. Ogni volta Antigone è riemersa prepotentemente
dalle quinte della storia, ed ha ripreso il suo posto sul banco degli
accusatori, ricominciando a gridare la sua "disobbedienza" in
faccia al tiranno di turno. Antigone, la sovversiva, ci ricorda che l'incubo
è sempre incombente e che bisogna essere preparati a resistere
ad ogni potere ingiusto, qualunque esso sia. Antigone non è morta:
è viva, e grida forte, oggi come ieri, la sua rabbia. E, grazie
ad una regia, capace di dare ad ogni sequenza, coerenza di accenti e fluidità
di ritmi, dispiega, senza pause ed esitazioni, tutta la sua anarchica
vitalità
. (Enzo Costabile)
Il Quotidiano della Calabria
17 dicembre 2003
IL DRAMMA ETERNO DI ANTIGONE
L’idea
del lutto e del sangue sono scolpite nel velo rosso che copre tutta la
figura di Antigone, che già troviamo disperata e piena di rabbia
perché il potere non le consente di lenire il dolore della perdita,
piangendo su una tomba. L’idea dell'inevitabilità del legame
fra potere e sangue si ritrova nel trono - al lato destro del palco -
con le estremità bordate di rosso-sangue antico. Enormi croci disposte
a semicerchio sanciscono la circolarità del legame. Questo circolo
eterno Antigone cerca di spezzare sfidando il volere di re Creante: il
corpo del fratello morto dovrà essere pasto putrefatto degli avvoltoi.
La fatale ribellione dell' Antigone di Sofocle ha rivissuto sabato e domenica
scorse sul palcoscenico del teatro dell'Acquario, in un adattamento fedele
alla tragedia greca, con la regia di Massimo Costabile…
La tragedia non si compie sul palco ma è sempre presente nel destino
della colpa che si tramanda di generazione in generazione. Antigone dà
sepoltura al fratello incorre nell'ira di Creante. Sarà condannata
a morte nonostante fosse la promessa sposa di Emone (Mario Massaro), figlio
del tiranno. Il sacrilegio è compiuto, il destino riserva ai suoi
burattini solo morte. Resta Creonte, sconfitto dalla stu- pidità
del potere, rassegnato all'aver distrutto la propria famiglia, sacrificata
alla legge di Stato…. (Simona Negrelli)
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