Compagnia Centro Rat
ANTIGONE
di Sofocle
Curva sotto
il peso del dolore, Antigone esce dalle mura di Tebe, la sua città,
per raccogliere dal campo di battaglia il corpo di uno dei suoi fratelli,
morto sul campo di battaglia. Il re ha proibito di dargli sepoltura, condannando
quei miseri resti a rimanere esposti alle intemperie, alle fiere e agli uccelli
rapaci, e l'anima a rimanere fuori per sempre dai campi Elisi. Ma non per
questo Antigone ha dimenticato che quello è suo fratello, perché
nessuna legge può cancellare la memoria, e l'amore.
"Lui non può separarmi dalle persone che amo
non sono nata per condividere l'odio, ma l'amore".
Antigone come contrapposizione all'odio, alla violenza, all'egoismo, al potere,
come rifiuto a sottostare alle leggi terrene per vivere invece secondo la
giustizia delle norme dell'amore. Antigone, ieri come oggi, in Afganistan,
in Palestina, in Cecenia, ecc
, la donna che riassume nel suo lutto il
dolore di tutto il suo popolo per le conseguenze della violenza. Davanti ai
cadaveri dei "fratelli" non ricorda più le ragioni della
guerra, "santa", "etica", "giusta", "umanitaria".
Piange in un mondo che sembra aver rinunciato a parlare, rinunciato alla memoria,
rinunciato al rispetto per la vita umana per correre a gettarsi continuamente
nelle braccia della guerra.. Non la convinceranno mai a portare il lutto solo
per i morti della parte "giusta". E continuerà a costruire
ponti finché non avranno messo la guerra fuori dalla Storia.