Le
avanguardie hanno fatto di tutto per cancellare dalla scena il òtestoî.
La nuova drammaturgia costruisce frammenti. Si procede a strappi. A
volte la struttura poetica delle òimmaginiî ² sufficiente a colmare
gli occhi e il cuore degli spettatori. Spesso, decisamente, no. Lo spettatore
² allora sopraffatto dal desiderio di una storia, piccola, semplice,
intellegibile, lineare. E lÍattore? LÍattore che non ha pið punti di
riferimento: un copione da studiare, un personaggio da interpretare?
E questo assillante ritornello che nelle scuole di teatro non si insegna
pið a òrecitareî, che i giovani attori non riescono pið a dire una òbattutaî,
a costruire e gestire la caratterizzazione di un personaggio? Tutto
ci÷ e tanto altro merita una riflessione. Sicuramente. Ma lasciamola
ai teorici, ai critici. Io preferisco fare i conti con questa difficoltà,
ahi noi, reale, sulle tavole del palcoscenico; li sopra sono pronto
alla sfida. Ringrazio con affetto il Centro R.A.T. che, con grande sensibilità
e lungimiranza, ha dato a me, giovane regista, e a quattro giovani attori,
ancora freschi di diploma, questa piccola grande opportunità.
VIVA GLI SPOSI: e dopo la cerimonia, la commozione di parenti
e amici, gli estenuanti festeggiamenti, nella giornata pið importante
della loro vita, una giovane coppia di sposi, finalmente soli, come
tradizione vuole, con lei in braccio a lui, fanno ingresso in scena,
nel loro nido dÍamore, dove consumeranno la loro prima notte di nozze.
IL BELVEDERE: si apre il sipario ed ² subito dramma. Una donna
² sul parapetto di un fiume. La situazione ² chiara. Sta per compiere
il gesto estremo: lanciarsi, gið, nel vuoto. Ma improvvisamente un urlo.
Un uomo, entra in scena: òFerma! Ferma! Per lÍamor del cielo, cosa fa
?ƒ