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20
anni in mostra
IL CENTRO R.A.T. SI METTE IN MOSTRA
di
Franco Flaccavento
L'allestimento espositivo offertoci dal Teatro dell'Acquario ci
racconta dei venti anni di appassionante attività (era il 1976
quando dalla fusione del Workshop - Laboratorio di Ricerca Teatrale
e del Collettivo Teatrale di Sperimentazione nasceva la Coop.
Centro R.A.T.) visti attraverso fotografie, videofilms, manifesti,
locandine, bozzetti, costumi, materiali di scena, oggetti, frammenti
di scenografie. Ci viene mostrata una ricostruzione narrativo-documentativa
che traccia un percorso temporale che va da una prima adesione
ad un teatro popolare fortemente espressivo e radicato nel territorio
ed evolutosi nel corso degli anni, sino ai tempi recenti in cui
la cifra stilistica conquista nuovi spazi della ricerca teatrale
contemporanea. Seguendo un probabile itinerario, il visitatore
introdotto nella prima saletta prossima al teatro. Qui si coglie
il clima dei primi anni, gli albori della neonata Cooperativa
R.A.T.; ci sono le foto di interventi di strada con intenti di
"contaminazione" collettiva in cui il gioco e la provocazione
sono già azione teatrale forte, liberatoria, ideologica. I materiali,
quelli di allora: tamburi, manichini, pupazzi di latta, maschere
d'epoca. Ecco il manifesto dell'inaugurazione del Playcentro in
Corso Telesio, nel cuore del Centro Storico di Cosenza, primo
spazio fisico gestito dal Centro R.A.T. per produrre eventi che
incidessero nel sociale e scuotessero la dormicchiante cittadinanza.
E vicino al manifesto, a fare da contrappunto calcolato ed emblematico,
un computer con il sito Internet.
E il video Come fare teatro, uno special di Rai Due, del 1979,
sul Centro R.A.T.. E ancora cataloghi e materiali informativo.
C' anche il telaio serigrafico con cui si stamp manualmente
una versione del manifesto Mascare e Diavuli, frammenti di teatro
popolare in Calabria. Poco pi avanti, uno schermo televisivo
proietta a rotazione due significative produzioni dell'Acquario
anni '80: L'Ultima Chance e Ricostruzione di un delitto; oggetti
di scena e immagini ricreano affascinanti e magiche suggestioni
che coinvolgono emotivamente. Alle pareti del teatro una carrellata
di foto e manifesti ci invita alla lettura rapida dei tanti spettacoli
che qui, in questo cantiere di idee e iniziative, sono stati architettati
ed hanno avuto luogo. La platea, al primo impatto, evoca dimensioni
metafisiche ed irreali, popolata com' da manichini che indossano
costumi di scena; le targhette ci forniscono date e ulteriori
informazioni; foto e manifesti ci documentano fino ai primi anni
'90. Sul palcoscenico, frammenti delle installazioni sceniche
investono lo spazio negandosi, dapprima, ad ogni possibile correlazione
e ricomponendosi poi in una sorta di scenografia della memoria:
i pannelli dorati di Edipo Re, i pali lunari di E la terra graffi
la luna, la poltrona di Aiace, il grande sole nero e la fontana
di Cani randagi. Un angolo a s, denso di valore affettivo,
quello dedicato all'esposizione delle locandine di rassegne e
artisti ospitati durante tutti questi anni. Personaggi (come J.
Beck e J. Malina, P. Borboni, D. Fo e F. Rame, F. Bucci, G.B.
Corsetti, A. Asti, P. Rossi, A. Bergonzoni, e tantissimi altri)
immortalati nelle foto, ci guardano immutabili. Anche nei camerini
foto, bozzetti, manifesti e costumi degli ultimi spettacoli di
successo prodotti dal Centro e poi la ricostruzione meticolosa,
angosciante nella suggestiva penombra, di un angolo della stanza
del poeta calabrese Lorenzo Calogero per lo spettacolo Non seppellitemi
vivo. Una mostra significativa che invita il visitatore a ripercorrere,
anche emozionalmente, il fascinoso viaggio che ebbe inizio vent'anni
fa e che continua, vitale pi che mai.
(L'allestimento della mostra stato curato da Massimo Costabile)
"Teatro nel teatro, spettatori inanimati, frammenti d'arte e immagini
sotto vetro, cristallizzano un percorso ventennale. Palcoscenico,
pareti e angoli suscitano nell'animo del curioso visitatore flashbach
di teatro. Tanti spettacoli hanno ripreso vita, sotto forma di
spettatori in platea, a testimonianza di un'arte dalle mille sfaccettature.
Un grazie di cuore al Centro R.A.T. che, tra le righe di magie
e colori, hanno reso vivo un passato di esperienze che il tempo
non potrà cancellare."
(Paolo Mauro, Francesca Rocco)
"1976/1996: venti anni di magia. Foto, locandine, costumi e scene
rappresentano un lungo viaggio di ricerca iniziato verso la metà
degli anni '70, periodo in cui da ricercare c'erano addirittura
gli spettatori. Coraggio, originalità e lungimiranza sono gli
aggettivi dovuti ad una realtà che ha operato in una regione non
certamente di larghe vedute. Dal 15 febbraio fino al 23 il Teatro
dell'Acquario ha aperto i battenti al pubblico per un itinerario
fantastico: un viaggio metaforico, a tappe obbligate, in cui ogni
stazione corrisponde ad un diverso spettacolo."
(Deborah Rocco, Monica Rovito)
"Il Centro R.A.T. compie vent'anni e si mette in mostra. Entrando
si ha la possibilità di compiere un viaggio attraverso la magia
del teatro, grazie al lavoro di chi, superando enormi difficoltà,
non ha mai smesso di emozionare ed emozionarsi. I costumi di scena,
disposti a scacchiera tra le file sembrano dare il benvenuto.
Stanche, segnati dal tempo e dall'usura non hanno perso forza
etornano alla ribalta. Un vecchio frac di "petroliniana memoria"
pi in là compagne di viaggio di un "Don Chisciotte" a spasso
nel tempo aggruppate in un "charleston"; la signora Perella, manicotto
e cappellino in testa, attende "L'uomo, la bestia e" e cos via.
Anche le favole se sostenute con convinzione diventano realtà."
(Marisa Casciaro)
"Entra, spettatore sconosciuto. Un teatro, un palco, una platea,
i camerini sono pieni di oggetti vissuti e ancora presenti, a
ricordo di successi, fiaschi, paure, emozioni, vita. Foto di attori.
Uomini cambiati e sempre uguali, ricondotti a quegli abiti esposti
dalla loro stessa anima che gli ha dato vita e che adesso permette
di averne una propria. Ricchezza e povertà"
(Giada Grandinetti)
"Ricordi illuminati pronti a ricevere visitatori. C' un'antica
suggestione, quella che da sempre aleggia nei teatri vuoti, un
segno tangibile della vita che passata, dei molti volti che
si sono succeduti - noti e ignoti- e di cui una mostra la scia
le tracce.
L' "anima" del teatro, il palcoscenico, ravvivato da strani
oggetti, mentre la platea percorsa da spettatori inanimati con
abiti di un tempo, quasi fantasmi giunti dal passato. Testimonianze
mute di un duro e amato lavoro."
(Mariella Cicci)
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