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1975:
Vennero giorni d'epidemia


òFare di ogni spettacolo una sorta di avvenimento. Vogliamo arrivare a questo: che ad ogni spettacolo allestito ² per noi in gioco una partita grave... non ci rivolgiamo allo spirito o ai sensi degli spettatori, ma a tutta la loro esistenza. Alla loro e alla nostra...î.(Antonin Artaud)

Ogni epidemia di peste crea una situazione limite. Nella situazione limite si spezza il cordone ombelicale di quello che ² e di quello che deve essre, di quello che ² e di quello che non ²; di quello che ² e di quello che sembra, di quello che si pu÷ fare e di quello che non si pu÷ fare.

Epidemia come delirio generale che corre per le strade, invade il quotidiano, si socializza come malattia. LÍindiviiduo attore nella situazione limite vive un delirio necessariamente comunicativo, rivolto a turbare i sentimenti di un pubblico narcotizzato e ben trattato da secoli di stupidità scenica e umana. Lo spettatore deve essere coinvolto pericolosamente e attivamente dentro lÍevento, in prima persona.

Vennero giorni dÍepidemia ² il frutto di un lavoro collettivo dÍimprovvisazioni e di training fisico-vocale, sul tema della peste come òepidemia socialeî, e sui meccanismi conflittuali che ne scaturiscono. La ricerca si ² basata sullo studio delle varie descrizioni di peste fatte da Tucidide e Lucrezio (la peste di Atene), da Boccaccio nel Decameron, da Artaud, da Manzoni, da Camus.

Questa ricerca ha teso a scoprire ci÷ che di sconvolgente nei rapporti sociali e interpersonali unÍepidemia pu÷ provocare.

A livello teatrale sono scaturite elaborazioni di movimenti gestuali/sonori, che partendo dalla situazione centrale, si snodano alla ricerca dellÍidentità propria degli individui-attori. Alla ricerca dei conflitti reciproci tra il gruppo e il cosidetto òpubblicoî, che viene posto di fronte al problema di una scelta radicale: o lÍoppressione, ormai interiorizzata, o la liberazione collettiva.

La parola/gesto viene sostituita dal rapporto espressivo suono/azione. In questa prospettiva ² condotta unÍoperazione sul dialetto calabrese, recuperato solo come possibilità sonora. La parola come linguaggio comprensibile, la comunicazione verbale, consonanti, vocali, per cercarne il colore e le immagini loro proprie. Del dialetto rimane cosÒ solo il suono che si snoda come vibrazione nascosta dal corpo verso una dilatazione spazio-temporale. Il movimento e la voce cercano unÍaccordo verso uno sforzo comune, nel vivere la situazione-limite come fatto vitale per la propria individualità. Il rapporto individui-attori/spettatori ² posto in termini fisicamente conflittuali, alla ricerca di una verifica permanente di uno scambio interpersonale di possibilità creative.
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Libera intrepretazione
del mito della Peste
da
Tucidide
Lucrezio
Dafoe
Artaud
Camus
Giorgio Celli

di
Nello Costabile

regia
Nello Costabile

con
Annick Bulckaen
Massimo Costabile
Nello Costabile
Gianni Leo

sonorità e rumori
Larry Gigliotti

adattamento scenico
e Regia

Nello Costabile

materiali scenici e luci
Antonello Antonante
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