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1998:
Il velo e la sfida
Tommaso Campanella
e l'arte della dissimulazione onesta


La sfida di un uomo chiamato Tommaso, calabrese e filosofo certamente. Di sicuro, insonne fabbricatore di sogni. E poi, evocatore di magie, poeta testardo. Ed uomo, soprattutto e sempre, di carne e ossa.

E' il velo della follia. Della sua lucida follia, costruita con inaudita determinazione e rappresentata con passione stremata. La follia "dei saggi che, per non soccombere davanti al potere del "male", devono farsi pazzi" .

II velo e la sfida, come scelta e come condanna di chi non vuole e, forse non può, essere complice. Di chi e costretto, come Tommaso a fare sempre il testimone scomodo.

La ricostruzione riscopre il significato di questa "condizione umana" e riapre il discorso sui suoi indomabili perché. E soffia sulla polvere accumulata da lunghi anni di cartapesta, sopra le tracce di questa storia esemplare e rimossa.

Teatro politico? No: teatro e basta. Altrimenti cosa sarebbero, Ecuba e L'avaro, Riccardo e Don Juan, Macbeth e Zio Vania, II giardino dei ciliegi e I giganti della montagna?

"II velo e la sfida", ricostruisce la vicenda attraverso una serie di quadri che annodano, attorno a momenti esemplari della vita di Tommaso (la rivolta calabrese del 1599, il carcere, il processo, l'esilio), personaggi e situazioni solamente verosimili.

Fino alla conclusione, tutt'affatto rassicurante che "moltiplica" Tommaso per due, raddoppiando lo scacco. Lo spettacolo, come un gioco ad incastro, insegue il protagonista nella sua discesa agli inferi. Una discesa costellata di infami ed infamanti torture. Impregnata di umori neri, di sangue e maleodoranti mortificazioni dello spirito e della carne. Una discesa alleviata solo dalla travolgente passione per una donna particolare e "fuorilegge": Eleonora, la monaca. Una prova estrema, chiusa nel cono di luce di un cervello irrequieto ed affamato di tutto, capace fino all'inverosimile, di non cedere alla violenza degli aguzzini.

Per "mettere in scena" questo percorso intellettuale ed umano, scampato alle mani del boia solo grazie alla "dissimulazione", abbiamo fatto ricorso ad alcuni flashback di forte impatto emotivo, montati con tempi e ritmi cinematografici. Per evitare superflui avvitamenti formali, tutti gli "sfondi" narrativi sono neutri. L'integrazione orizzontale e verticale della recitazione, delle luci e dei suoni, evoca "naturalmente" l'atmosfera giusta, e trova al suo interno la forza indispensabile a dare tensione e fermenti, anima e carne, ai personaggi di una storia, solo apparentemente, di ieri. Ad una storia di sempre, che conserva intatto, anche oggi, tutto intero il suo visionario ed irriducibile messaggio.


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di
Enzo Costabile

regia
Massimo Costabile

con
Gianfranco Quero
Antonella Carbone
Massimo Costabile
Stefano Costabile
Manolo Muoio
Dario Natale
Lindo Nudo
Nunzio Scalercio

musiche
Mario Artese

installazione scenica
Salvatore Anelli

costumi
Antonella Carbone

luci e scenotecnica
Paolo Carbone

fonico e datore luci
Giuseppe Canonaco

foto di scena
Francesco De Rose
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