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Il velo e la sfida Tommaso Campanella e l'arte della dissimulazione onesta Teatro Rendano Giugno 98 "IL VELO E LA SFIDA" "Apre lo spettacolo un vecchio domenicano, pacato, dolce, stanco, il cui volto appare segnato da un invisibile passato, che riaffiora, prepotentemente, nello sguardo. La figura svanisce, dietro le sbarre asimmetriche di una segreta napoletana. Tommaso Campanella, un efficace Gianfranco Quero, invoca un lamento interrotto in un colloquio con due prigionieri che non vede. La storia procede, tra finzione e realtà, o meglio tra vero e verosimile. Una regia all'insegna della sobrietà, del sostenuto, del non eccessivo, persino nelle scene della tortura, quelle pið a rischio, la misura ha preso il sopravvento, e questa scelta, a mio avviso, la forza dello spettacolo." (Luciana De Rose) LA SILA Maggio/luglio 98 Acquario, teatro di ricercaƒstorica. "ƒLe tante facce di un personaggio sempre attuale sono state "esposte", come in una galleria teatrale, nell'ultima produzione del Centro R.A.T. Teatro dell'Acquario. Il lavoro a firma di Enzo Costabile per la regia di Massimo Costabile ha condensato in pochi quadri i momenti centrali dell'esistenza del pensatore di Stilo - esilio, galera, tortura, follia - in stretta connessione con le matrici culturali ed ideologiche dell'autore di "La città del Sole" non senza aprire squarci sul Campanella "privato" specie nella sequenza dell'appassionato colloquio fra Tommaso(Gianfranco Quero) ed Eleonora (Antonella Carbone)ƒ." (Amedeo Furfaro) Teatro Rendano Luglio 1998 "Per il Velo e la Sfida. Installazione di Anelli" L'impianto scenico di Salvatore Anelli verte su pochi elementi cardini e tra questi la grata, che impietosamente separa ma non nasconde, perci÷ ancor pið mortificante e crudele. La messa in scena si svolge in un'atmosfera densa e cupa che provoca, nello spettatore, un forte disagio accentuato dalle spaesanti architetture teatrali. Le sghembe pareti sono tappezzate da matrici tipografiche d'alluminio: palinsesti resi illeggibili attraverso ripetute cancellazioni nel momento stesso in cui si manifestano. Una improbabile scrivania, la sedia e i libri, sottoposti a bendaggi e ingessature nel tentativo di risanare immedicabili 'ferite', ci ricordano che della "storia esemplare" di un intellettuale stiamo parlandoƒ. Anelli, sa bene che nel costruire uno spazio scenografico l'interazione con l'opera testuale e recitativa avviene solo a condizioni di evocare un'immagine, una storia, una situazione. Ma se evocare ² "suggestione operata sulla memoria, sulla fantasia" allora lo spazio scenico non poteva che essere luogo dell'improbabile, della 'simulazione'. Calabria Dicembre 1998 "Campanella in scena col teatro dell'acquario" "Buio, su un corpo, su un'esistenza in chiaroscuro, ma che illumina i secoli, che la separano dalla contemporaneità; la vita, i segni, le idee soffocate nel carcere, la congiura del giusto, la lucida follia come necessaria autodifesa, metarappresentazione del vero. Il velo e la sfida. Il monaco, il pensatore che diventa monito per chi osserva dal nostro quotidiano vuoto di senso. La sfida di un autore che desidera riattualizzare attraverso il gioco della parola e del gesto, la figura fantasmatica di Campanella. Un primo piano sull'autore, giustificato dalle buone suggestioni dell'ordito linguistico. Un monologo traverso, il monaco di Stilo; secondo quadro, due celle nelle carceri di Napoli, il Seicento, la lucida follia osservata dai reclusi. Il monaco si sdoppia dinanzi ai due inquisitori. Quindi verso lo snodo che ti aspetti: dopo l'incontro con il contadino, l'izzuzione docile dell'amore assoluto della suora - amante di Campanella; fino alla catastrofe della scena corale delle carceri, unico momento di doppio spaziale separato. Il pubblico gradisce il lavoro nella sua totalità. I chiaroscuri del velo e la sfidaƒ" (Alessandro Russo) Il Domani 28/05/98 L'attualita' di campanella Da un' intervista all'autore D: Da un punto di vista testuale, hai usato materiale storico e biografico sul monaco di Stilo o esiste anche una componente creativa e immaginaria? R: Credo che il testo sia assolutamente unico nel suo genere, finora non c'² mai stato un testo drammaturgico su Campanella che si muovesse su coordinate precise. La storia rappresentata ² vera, ma i fatti e i diversi personaggi che appaiono in scena sono immaginari. Linguisticamente invece ho adoperato principalmente l'italiano contemporaneo con incursioni linquistiche nella lingua calabrese, napoletana, latino maccheronico. Un tentativo Gaddiano. D: Prendendo in considerazione l'intera vicenda campanelliana, credo che non si possa prescindere dal disagio e dalla difficoltà che allora come adesso riguarda una condizione subalterna meridionale. Vero? R: Campanella ² stato il primo che ha fotografato la questione meridionale indicando le cause dei mali, in modo straordinario ha messo a fuoco tutte le contraddizioni meridionali. Probabilmente, l'odio e il sonno che continuano ad avvolgere il suo percorso intellettuale ² anche una conseguenza della sua meridionalità. Questo fabbricante di sogni riassume tutti i pregi e i difetti di noi meridionali, dove i difetti sono comuni e i pregi invece eccezionali. (Michele Pingitore) Gazzetta del Sud 09/06/98 CONTRO LA TIRANNIDE DELLA POLITICA "ƒil tema della rappresentazione, forte fino alle viscere, ha rivisitato la vita del filosofo calabrese, riproponendo un concetto quanto mai attuale, la tirannide, soprattutto culturale e politica, si fa beffa della libertà dell'uomo. E' il caso di Campanella, scampato agli aguzzini con l'espediente della follia, ma costretto all'esilio dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. A rendere pið viva la vicenda ² stato il ruolo svolto da Gianfranco Quero, intrepido nel vestire i panni di Campanella. Con una pennellata di esemplare bravura ha recitato alla perfezione i tempi dettati dalla regia di Massimo Costabile, che ha messo a punto, insieme alla drammaturgia di Enzo Costabile, uno spettacolo di rara suggestione teatraleƒ" Il Quotidiano (31/05/98) LA DUPLICE SCONFITTA DI TOMMASO "ƒUn delirio maniacale e allucinatoƒIl tacito piegarsi alle tortureƒLa resistenza al tribunale dell'infamiaƒProfeta folle, illuso e pazzoƒ ƒTommaso sconta coraggiosamente il prezzo del suo sogno consapevole che per vincere tutto ² necessario perdere tutto: tra le mura di una prigione, la sua innata "curiositas" non viene mai sopita e invoca a leggere sotto "la crosta delle cose", a considerare quante verità ci sono in ogni verità. "Il velo e la sfida" ricostruisce una vicenda umana prima che politica, con un montaggio cinematografico e una semplicità scenografica che ne esalta la recitazione e l'originalità della sceneggiaturaƒ" Il Domani (31/05/98) NELLA PRIGIONE DI TOMMASO CAMPANELLA "ƒIl nuovo lavoro prodotto dal Centro R.A.T. ² incentrato su alcune scene madri del percorso esistenziale e ideologico del monaco di Stilo: l'esilio in Francia, la prigionia, l'interrogatorio, le torture, la follia. Il blocco maggiore della messa in scena ha come ambientazione la prigione, una doppia gabbia scenografata dall'artista Salvatore Anelli, dove diverse scene si svolgono interamente dal di dentro e dal di fuori delle sbarre. Rispetto ai precedenti lavori teatrali di Massimo Costabile, questo nuovo lavoro ² basato su un'impostazione di ricerca sulla prosa in maniera pið tradizionale, sorretto da un testo compatto i cui dialoghi e la verbosità linquistica degli attori costituiscono l'asse portante dello spettacoloƒ" La gazzetta del Sud (28/05/98) ƒLa storia esemplare e unica dell"uomo di Stilo ricomincia a scorrere sulle tavole dell'Acquario e riesce a ricreare - grazie alla miscela perfetta di un testo libero da pregiudizi e manie di qualsiasi tipo, e di una regia attenta a non disperdere e a valorizzare ognuna delle molteplici sotterranee e a volte imprendibili sfaccettature del personaggio, - tutti i passaggi essenziali di una vicenda che anni di indifferenza interessata e di colpevole oblio hanno contribuito a nascondere sotto le coltre pesanti di una polvere stratificata e vischiosa. Lo spettacolo procede attraverso la ricostruzione di tessere esemplari, scelte dall'autore e montate dal regista con ritmi e tecniche che ricordano quella della settima arte. Uno dopo l'altro, questi tasselli ridanno fisionomia al protagonista, e riportano a poco a poco alla luce fatti, circostanze e vicende di un'epoca a tinte forti , attraversata dai sussulti terribili ed anche sanguinolenti di un'epoca - il Cinque/Seicento ƒ." Il Quotidiano (14 maggio 1999) LA FOLLIA DEL SAGGIO CHE SI FINSE PAZZO òƒ Il Velo e la Sfida ricostruisce una vicenda umana prima che politica, con un montaggio cinematografico e una semplicità scenografica che ne esalta la recitazione esemplare e lÍoriginalità della sceneggiatura (di Enzo Costabile). Cadono, con un tonfo sordo, le sbarre della prigioneƒ La speranza riecheggia ancora nelle parole finali :îNel tuo carcere, Tommasi, ci stanno loro!î (Giuliana Scura) La Provincia Cosentina (16 maggio 1999) LÍUOMO CHE APRIÍ LA GABBIA òƒ ha mostrato venerdÒ sul palcoscenico del Teatro dellÍAcquario, un filosofo stremato dalla lotta contro la chiusura intellettuale e culturale di un mondo che ha preferito lÍInquisizione alla verità, la persecuzione e la tortura allÍascoltoƒ Sul palco i vari momenti della prigionia sono flashback da tecnica cinematografica, illuminato dal ricordo di un uomo stanco e vecchio, che si interroga sul senso della sua sfidaƒ La follia ² la verità del sognatore e Campanella diventa il simbolo di una calabresità che rifiuta lÍessere passivi, che non accetta lo òstatusî e crede nel cambiamentoƒî (Simona Negrelli) |
. di Enzo Costabile regia Massimo Costabile con Gianfranco Quero Antonella Carbone Massimo Costabile Stefano Costabile Manolo Muoio Dario Natale Lindo Nudo Nunzio Scalercio musiche Mario Artese installazione scenica Salvatore Anelli costumi Antonella Carbone luci e scenotecnica Paolo Carbone fonico e datore luci Giuseppe Canonaco foto di scena Francesco De Rose . ![]() |
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