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1999:
Medea
Il viaggio estremo, il "viaggio al termine della notte''. Tutto "dentro'',
senza alternative, fino all'inferno ed oltre. Un viaggio pensato, sognato
e fissato per sempre nello specchio incandescente della memoria che non
accetta di rinnegarsi. Della vita che, per non soccombere, cancella il futuro
che la esclude con un estremo, inutile, devastante e disperato sussulto.
La Medea del poeta di Salamina ,come un marmo greco, dopo duemila e cinquecento
anni , è sempre la madre di tutte le vendette. Quella di Corneille,
la riscoperta del mito che non paga, mai, il prezzo della sconfitta. Per
Corrado Alvaro è il canto della diversità irriducibile.
In questa nuova versione del dramma, Medea è il "sogno" di Medea.
Il tempo che cerca disperatamente se stesso. La fine inesorabile ma, proprio
per questo, impossibile da accettare. Il sogno spietato, fatto ad occhi
aperti, scuoiato, scomposto e fatto a brandelli per non perdere uno solo
dei suoi sussulti infami. Una Medea che inchioda i suoi pensieri ad uno
ad uno sulla pelle. Una Medea che celebra la cerimonia della messa a nudo
di tutto ciò che nasconde, nei recessi più inviolabili perché
"accecante''. Una Medea che, proprio perché, paga con la sconfitta
della passione ad opera della ragione, sul piano personale, e con la disfatta
totale su quello "politico'' la rivendicazione del diritto all' identità.
Lo spettacolo ricostruisce le tappe di questo "viaggio'' allucinato. Intreccia
parole e gesti, movimenti e pause, corpi ed ombre, suoni e suggestioni.
Grazie a ciò , detto e non detto, mostrato e nascosto, tutto acquista
rilievo e costruisce la tela fitta di una storia eterna come sono eterni
i sogni le speranze e le paure degli uomini.
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Che cosa ha di particolare il personaggio di Medea?
Che cosa ne fa uno dei personaggi più noti della tragedia greca,
uno di quelli che più ci coinvolgono? Certo, si impone anzitutto
la vicenda stessa: il fatto che una donna uccida i propri figli per punire
il loro padre che l'ha tradita. Ma non si tratta solo di questo. Il problema
è più ampio e coinvolge la strutturazione stessa del personaggio.
In lei l'agire viene a coincidere con un suo soffrire, e questo crea una
lacerazione interna in una misura che non trova riscontri precisi in altri
personaggi tragici. Medea abbandonata, Medea esiliata, Medea immersa nella
sua solitudine: ecco la nostra partenza, scavare nella mente di una donna
che si trova a vivere una situazione simile a questa. Si attraversa la tragedia
di Euripide, sezionandola, fino a smembrarla e, alla fine, ricucirla. Le
varie azioni/situazioni vivono come pensieri...sogni...desideri di Medea.
"Che succede alla mia testa Che lascia vagare i miei pensieri a sciame,
perché mi riesce così difficile pescare nello sciame l'unico
pensiero che mi occorre."
La sua testa sembra scoppiare: pensieri, incubi, parole, visioni si rincorrono,
urtano fra di loro,facendo uscir fuori tutta l'aggressività, la "selvaggità"
di Medea. La lacerazione diventa insopportabile, una lacerazione interna
che la porta a far "vivere" tutto quello che potrebbe accadere o che potrebbe
fare. Tutto lo spettacolo è un viaggio"allucinante"... Un percorso
tra desideri di vendetta, di amore... Realtà/Sogno/Follia
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di
Enzo Costabile
Progetto e Regia
Massimo Costabile
con
Antonella Carbone,
Gianfranco Quero, Nunzio Scalercio, Elvia Gregorace, Emilia Porco
Musiche
Mario Artese
Installazione Scenica
Salvatore Anelli
Costumi
Antonella Carbone
Disegno Luci
Paolo Carbone
Scenotecnica/Gestione Tecnica
Giuseppe Canonaco, Eros Leale
Realizzazione Costumi
Beatrice Andrino
Foto di Scena
Francesco De Rose
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