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1999: Che mi Giova Cantar I Canti Popolari Italiani elaborati dai compositori del ï900 Nella musica dei primi anni del Novecento si diffonde un particolare fenomeno artistico finalizzato alla scoperta e al riuso di repertori folklorici: questa esperienza creativa genera un vasto movimento culturale assai variegato che si caratterizza in musica per lÍimpiego di alcuni elementi arcaici e folklorici (scale, ritmi, melodie, suoni) allÍinterno di un contesto linguistico e di una sintassi musicale colta. In Italia come in Europa la suggestione per l'esplorazione di altri mondi sonori spinge molti autori ad elaborare arie e liriche popolari secondo svariati parametri: alcuni utilizzano il materiale folklorico privilegiandone gli aspetti più esteriori e decorativi ed esaltandone così il carattere esotico, altri impiegando in modo organico e strutturale forme, regole e modelli esecutivi tipici allÍinterno della propria sintassi compositiva. Questo spettacolo pone a confronto diversi autori del primo novecento italiano e offre una particolare lettura di un fenomeno di grande rilevanza poetico-artistica che ha largamente interessato tutta la musica di quel periodo. Respighi, Alfano, Balilla-Pratella, Nataletti, Petrassi, Casella, Pizzetti, Giuranna, Mulè, Ravel, (unico straniero incluso in questo programma perché il suo brano impiega un testo italiano), sono alcuni fra gli autori più significativi all'interno di un fenomeno assai complesso e frastagliato. La loro opera è rappresentativa di specifici ed originali modi di rapportarsi a culture musicali diverse: un'esperienza poetica di grande fascino e potere evocativo che segnerà anche tutto lo sviluppo della musica di ricerca della seconda parte del nostro secolo. Nel riproporre queste elaborazioni di canti si è cercato di ricreare intorno ad esse un contesto immaginario legato ad occasioni e funzioni specifiche che un tempo caratterizzavano le melodie popolari. I brani dello spettacolo sono raggruppati secondo alcune tematiche di riferimento (l'ambiente, la natura, l'infanzia, l'amore, le grandi storie, la morte) e si avvicendano come in un racconto illustrato piccole tessere e quadri di un mondo che non c'è più. O che forse non c'è mai stato, ma che era quello visto ed immaginato dai musicisti di quel periodo attraverso la loro sensibilità e creatività, alimentata in alcuni casi da una istintiva e sincera passione per la melodia popolare. |
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