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Cani
Randagi
Lo spettacolo trova ispirazione nel racconto di Akutagawa "Nel Bosco" da cui Akira Kurosawa trasse il celebra film "Rashomon". CANI RANDAGI accade in un ambiguo "villaggio" dell'emarginazione, sul finire del secondo millennio, punto di ritrovo di una particolare giungla umana, composta da giovani barboni, prostitute, ubriachi, filosofi, tossicodipendenti.... Sullo sfondo di questo catacombale scenario metropolitano, metafora vivente dello scarto congenito della società post-industriale e della gratuità ineffabile di ogni esistenza, laboratorio nichilista di ritualità dissanguate eppure sopravvissute e di voli celesti, tre personaggi si raccontano la "vicenda", l'episodio misterioso che è oggetto della rappresentazione: un uomo è stato ucciso. Così facendo cedono la scena ai tre protagonisti che danno ciascuno la sua versione del fatto, tutte esistenti nella ricostruzione scenica e insieme inconciliabili a livello di pensiero. In ogni narrazione cambiano le motivazioni psicologiche delle azioni, il movente dell'omicidio e l'autore dell'omicidio. Lungi dal fornire una soluzione chiarificatrice, si lascia allo spettatore ogni possibilità di scelta: ogni confessione è ugualmente credibile e nello stesso tempo non credibile, lì sulla scena così come da voi, nella vita. Ma rimane anche il dubbio che ciò che è stato raccontato non sia realtà, ma solo un "gioco", che i tre narratori sogliono proporsi durante la notte, aspettando che il sole risorga. Senza nulla sapere su quali sembianze, questo sole di domani, mostrerà. _______________________________ NELL'INFERNO DEL SIGNIFICATO (Testo critico di Paolo Aita) |
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