JENIN. INCUBI DI GUERRA

 

da
Euripide
Ghada Samman
Tahar Ben Jelloun


adattamento e regia
Massimo Costabile

con
Antonella Carbone

installazione scenica
Salvatore Anelli

video
Giuseppe S. Grosso Ciponte
Giulia Secreti

 


“Sono una beduina di duemila anni.
Hanno provato a seppellirmi viva nel deserto,
a sotterrarmi sotto la sabbia perché ero nata femmina,
ma non ci sono riusciti.


Mi hanno uccisa parecchie volte
Ma io sono sempre rinata dalle ceneri per volare.”

 

Uno spettacolo sulla violenza, sul dolore della donna che più di tutti soffre le guerre e le tragedie del mondo, è un ritorno ad Antigone che piange i suoi morti.
Non possiamo smettere di raccontare la tragedia umana, perché la tragedia umana non finisce mai.
Non finisce mai perché siamo noi che la provochiamo.

Da un paesaggio di macerie, si leva il grido di una donna, disperata, sola, che vaga cercando qualcosa di quello che resta della sua vita, della sua memoria, della sua città in un deserto di cenere e sangue.
Un grido di dolore e di rabbia, un grido atroce e terribile.
Un incubo… e solo il pensiero che si tratta di un incubo può aiutarla ad andare avanti e sperare che prima o poi finirà.