Un intervento
nello spazio urbano si presenta essenzialmente come un lavoro in progressione,
una ricerca continua che si ricrea attraverso la sperimentazione delle
sue ipotesi. E' fin troppo evidente dappertutto che l'urbanistica aggrava
sempre più la sua crisi, Dal momento che la costruzione di nuovi
quartieri è in contrasto evidente con i nuovi modi di comportamento
e i nuovi modi di vita, che vanno affermandosi ogni giorno più
evidentemente. Il nostro entourage è attualmente squallido e
sterile. I vecchi quartieri, in alcune città sono diventate centri
commerciali o snaturati dal Turismo; in altre sono diventati veri e
propri ghetti di sottoproletari e proletari disgregati, con altissime
percentuali di criminalità, prostituzione, mortalità infantile
e malattie infettive e un livello culturale tra i più bassi che
si possano trovare.
Di fronte
alla necessità, poi, di costruire nuovi alloggi, o intere città,
si stanno costruendo veri e propri cimiteri in cemento armato, dove
grandi masse di popolazione sono condannate all'isolamento o quando
meno ad annoiarsi a morte. In entrambi i casi i rapporti sociali vi
diventano impossibili. La situazione urbanistica di Cosenza, non sfugge
a queste condizioni. La sistemazione del suo territorio urbano, e limitrofo,
si svolge secondo i canoni collaudati dell'illogicità. Ciò
che viene trascurato dai pianificatori è che il tessuto urbano
è funzione di chi vi abita, e non viceversa.
Certo,
se i nazisti avessero conosciuto gli attuali urbanisti avrebbero certamente
fatto a meno dei loro campi di concentramento: sono più efficaci
i nuovi quartieri popolari.
Miseria
dell'urbanistica e urbanistica della miseria!
La ricerca/sperimentazione
che noi vogliamo svolgere, a partire dalla città vecchia di Cosenza,
è un tentativo di descrizione geografica del terreno urbano dal
punto di vista dei diretti interessati, i suoi abitanti; e inoltre,
la ricerca delle possibilità di un intervento di questi direttamente
in un rovesciamento di prospettiva dell'urbanista, cioè il recupero
della componente umana e la possibilità di rapporti collettivi
reinventati, creativi e dialettici.
Si propone
essenzialmente l'affermazione di un comportamento ludico-costruttivo,
che si opponga, in ogni caso, alla nozione classica dell'indagine sociologica,
psicologica o di qualsiasi altro tipo di punto di vista specialistico,
e si oppone, per altro alla posizione populista, pietista di andare
"a toccare con mano le tristi condizioni del popolo". O a quelle operaiste
e pseudo rivoluzionarie dell'attivismo volontaristico dell'"intervento
nei quartieri, per portare (sic) la coscienza ai proletari".
La nostra
ricerca rinunciando, per durate più o meno lunghe, alle comuni
ragioni che spingono a spostarsi o ad agire, alle relazioni stereotipiche,
e ai lavori o divertimenti che vi corrispondono, si spinge in ricognizione
per vicoli, strade, piazze, quartieri, case lasciandosi andare alle
sollecitazioni del terreno e degli incontri che vi corrispondono, e
contaminandone il tessuto con proposte, provocazioni, stimoli, strutture
alternative.
La ricerca/intervento
che proponiamo partendo dalla città vecchia si estende in tutto
il tessuto urbano. Che la struttura urbana della città vecchia
fosse, anche, fatta in funzione di un rapporto diretto fra i suoi abitanti,
è un dato di fatto, e bisogna ancora scoprire quanta parte avesse
il ludico in tutto ciò. Rifare, oggi, il vecchio percorso della
città, con i nuovi mezzi tecnici a disposizione e una utilizzazione
nuova dei vecchi, ecco in sintesi il tentativo di CONTAMINAZIONE URBANA
della città vecchia.
Perché
nell'attuale fase della società, qualsiasi intervento nel sociale,
ripercorrendo le vie della tradizione, che non tenga conto dell'elettricità,
della tecnologia che ne deriva e della diversa coscienza sociale, rispetto
al passato, è quanto meno un'operazione di mera archeologia.
Le ricognizioni
nello spazio urbano mirano allo studio del terreno e alle relazioni
comportamentali che vi si manifestano.
L'uso
dei mezzi quali, la fotografia, il cinema, la televisione, il teatro,
la musica permette una descrizione quanto più completa dello
spazio che si esplora, ma soprattutto l'incontro/scontro con i comportamenti
e i modi di comunicazione imposti. E' questo chiaramente una scelta
che intende in maniera completamente diversa anche l'urbanistica, che
va inserita, per noi, in una visione globale dell'uomo e del suo mondo,
e non specialistica e parziale.
In ogni
caso la ricerca/intervento abbracciando un campo spaziale più
o meno vasto (ed estensibile in ogni momento) implica la costituzione
di strutture fisse, con funzioni di basi operative.
Dalla
costituzioni delle basi, e da una prima ricognizione generale del campo
spaziale d'intervento, si passa al calcolo delle direzioni di
penetrazione in esso.
A questo
punto si impone lo studio:
- - Di carte topografiche
e di piante della città;
- - Del rapporto ecologico;
- - Del rapporto psico-geografico,
cioè lo studio degli effetti precisi dell'ambiente geografico,
coscientemente o no, sistemato agente direttamente sul
comportamento affettivo degli individui;
- - Dell'economia della
città;
- - Dell'architettura;
- - Delle classi e
della loro storia; della storia in generale della città;
- - Di tradizioni,
folklore, cultura.
Nella
determinazione delle vie di penetrazione vanno coinvolti sempre gli
abitanti dei quartieri, ma soprattutto i bambini e i ragazzi. Sono essi
che determinano, insieme agli operatori del Centro, l'esplorazione dell'ambiente,
alla scoperta delle possibilità ludiche attraverso l'appropriazione
dell'uso delle nuove tecniche conoscitive e comunicative.
In questo
è possibile (ri) costruire una rete di rapporti nuovi tra abitanti
dei quartieri, fra questi e gli operatori che vi intervengono, e insieme
con le strutture che sono l'espressione di questi rapporti. Questa ricerca/intervento
nasce dall'esigenza di creare o reinventare lo spazio urbano a confronti/scontri
tra gli abitanti e le strutture già esistenti e la creazione
di strutture alternative.