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La Barraca (Castrolibero - CS) |
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Panni, numeri, parrucche, fiori, appesi e mormoranti; sono queste “tutte le voci morte” “non si accontentano di aver vissuto”, “di essere morte”. Raccontano la vita, una vita partorita “a cavallo di una tomba”, una vita raccontata per non sentire, “per impedire alla propria ragione di colare a picco”. Il rumore, le grida, le voci morte, perseguitano i personaggi, sottolineano il vuoto che li circonda, che nei momenti più angoscianti diventa musica indiavolata, improbabile danza di felicità. Tutto sembra inutile come l’attesa di un destino che non verrà e non modificherà nulla. Splendore, pienezza e vuoto: dietro i personaggi si cela il ghigno spaventoso della morte, il disfacimento fisico e l’esaltazione della fisicità. Il filo conduttore dello studio è stato dunque il “Silenzio delle cose” e nel percorso abbiamo come sempre cercato la poesia, i pensieri si sono mescolati, le voci confuse, legate da un filo invisibile: la vita stessa. “Qualcosa resta sempre, qualche residuo”. Corpi come poesie, cicatrici come medaglie “piccole pagliuzze senza storia, piccoli pensieri senza fiato, rimorsi come fossero colori, sbiaditi in una stanza senza entrate”. E la poesia ritrova quindi, al cospetto del tempo onnipotente la propria originaria, invincibile connotazione di discorso contro la morte, di affermazione di un tempo altro: mentre si aspetta si può tentare di essere felici. Nuccia Pugliese
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