Teatro del Sangro (Lanciano - CH)
"L'ISPETTORE A PALLANO"

da Nikolaj Gogol
di Stefano Angelucci Marino
con Giacomo Vallozza, Tommaso Di Giorgio, Antonio Crocetta, Massimiliano Serrapica, Serena Magazzeni, Paola Dell’Aquila, Enrica Buccione, Valentino Tascione, Rossella Micolitti e Fabio Ventura.

progetto scenico, testo e regia Stefano Angelucci Marino
aiuto regia Giacomo Vallozza
scene e costumi Massimiliano Serrapica & Paola Dell’Aquila
maschere Stefano Perocco di Meduna
luci e suono Teatro del Paradosso
Video Sequenze tratte dal film "Sottovoce" di C. Pazienza, 1993 - Cortesemente concesse dall'autore

Corrotti, profittatori, affaristi, sfruttatori sono i personaggi esagerati, grotteschi, infingardi, pronti a tutto che Nikolaj Gogol', grande romanziere e drammaturgo russo dell'Ottocento, scolpisce con ironica partecipazione in L'ispettore generale (1836), uno dei suoi capolavori, peraltro poco rappresentato sulle scene europee. Siamo in una piccola cittadina persa nell'enorme distesa della terra russa, improvvisamente risvegliata dal suo tran tran di normale e quotidiana disonestà e prevaricazione, dalla notizia dell'arrivo, da San Pietroburgo, di un ispettore generale, un revisore, mandato lì per fare le bucce ai notabili del posto. Tutti sono in fermento e impauriti. Figurasi quando si crede che l'ispettore generale sia già arrivato, in incognito, in città. In realtà è un giovinastro squattrinato che capisce subito i benefici che può trarre dalla situazione. Fino a quando...

Angelucci Marino rilegge questo grande, misconosciuto classico, immergendolo nel tritacarne di una riflessione, di una immaginazione che ne accentua il lato grottesco e mascalzone e che è, in senso lato, «politica». Situa dunque visivamente L'ispettore generale in un Abruzzo selvaggio-contemporaneo, guardando alla grande regia di Mejerchol'd del 1926. Lo spettacolo, tra le atre cose, non solo ha forti immagini visive ma anche un ritmo accelerato, inquietante, sottolineato da musiche e da canzoni popolari abruzzesi e non: derisione e mascalzonaggine, imbroglio e nessuna buona fede neppure in casa del sindaco dove il finto ispettore è ospite e si spupazza la moglie e la figlia. Fino a quando, appena partito il giovane imbroglione carico di euro, non si scopre l'inganno e tutti si immobilizzano, come in un fotogramma da cinema muto, alla notizia che l'ispettore generale, quello vero, è lì, alla porta.

Ancora una volta il gioco è l'amorevole massacro della Tradizione. Non “mettere in scena”, ma “mettere in vita” un testo antico: resuscitare Gogol, non recitarlo. La tecnica della resurrezione parte dal fare a pezzi, disossare. E così in questo “Ispettore” Angelucci Marino ha alternato scrittura, riscrittura e improvvisazioni degli attori, seguendo e deformando lo scheletro del testo di Gogol ; ne esce fuori uno spettacolo dove si racconta in maniera allucinata e grottesca di un piccolo paese dell'Abruzzo meridionale.